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Pubblicato: mar 10 Ott 2017

Con il prof. Perreca il Premio Nobel per la Fisica parla anche bacolese: “In USA più fondi che menti, in Italia è il contrario”

La scoperta delle onde gravitazionali, la cui esistenza, fino ad un anno fa, era stata soltanto ipotizzata da Albert Einstein, è stata “riconosciuta” anche con il Premio Nobel per la Fisica. Il progetto appartiene ai teorici Rainer Weiss, Barry C. Barish e Kip S. Thorne, ma intorno ai loro studi c’è stato un lungo percorso di ricerca condotto da oltre 60 università in tutto il mondo. Tra queste c’è anche la Caltach di cui fa parte il prof. Antonio Perreca, ricercatore bacolese che ha partecipato al progetto LIGO finalizzato proprio alla scoperta delle onde gravitazionali.

Questa la sua intervista rilasciata a Identità Insorgenti: “Non avevamo nessuna sicurezza sull’esistenza delle onde gravitazionali; c’erano, si, le previsioni di Einstein, ma bisognava dimostrarle praticamente: dimostrare qualcosa che era stato soltanto calcolato su carta, ma non eravamo certi che fosse possibile, e soprattutto quando sarebbe accaduto. Einstein stesso ad un certo punto abbandonò l’idea, dicendo che magari le onde gravitazionali non esistevano neppure, e se anche fossero esistite l’essere umano non avrebbe mai potuto captarle, perché troppo deboli. Invece, l’essere umano ha creato uno strumento di misura che è la macchina più accurata che l’uomo abbia mai costruito. Quando è arrivato il segnale non eravamo sicuri che fosse vero, perché era perfetto, troppo bello per essere vero: era esattamente come Einstein aveva predetto. Abbiamo passato sei mesi a ricontrollare tutto, cavo per cavo, per capire se questo segnale potesse essere stato ricreato a distanza da un hacker, uno così bravo da far apparire quasi nello stesso istante, con una differenza di sette millisecondi, lo stesso segnale su entrambe le antenne (interferometri) presenti in America, che sono a 4000 km di distanza l’una dall’altra”.

Oggi Antonio è tornato in Italia, dove c’è un’altra antenna che fa parte del progetto associato Virgo, e insegna all’università di Trento, che sta costruendo un laboratorio per permettergli di importare quello che ha imparato nei suoi sei anni in America e poter continuare la ricerca, ma appena può torna al suo paese di origine, Bacoli, con cui ha un legame di amore profondo e viscerale, anche grazie alla presenza della sua famiglia e della figlia. “Potremmo fare tanto di più – dice Perreca – tantissimi italiani si affermano all’estero. Io ho la fortuna ora di poter essere docente a Trento, ma non deve esserci sempre una scoperta secolare per poter fare il proprio lavoro nel proprio paese. Negli Stati Uniti, la metà dei ricercatori è straniera: loro hanno i fondi, ma non hanno le menti. Da noi è il contrario: abbiamo tante eccellenze, ma sono costrette ad andare via. Questo fa molto male, fa molta rabbia. Quando ho discusso la tesi, io sapevo già che se avessi voluto continuare in questo settore sarei dovuto andare fuori”.

Nonostante la rabbia, però, la nostra chiacchierata si conclude con una nota di ottimismo: “Il motivo che mi ha spinto a tornare in Italia è anche questo. Ora che l’Italia mi offre una posizione più forte e più solida, ho pensato di rientrare per poter lanciare un messaggio, un messaggio di ottimismo da diffondere anche ai ragazzi a cui ho il piacere e la fortuna di poter insegnare.

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