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Pubblicato: lun 9 Ott 2017

Lotta all’evasione, risparmio sul personale e i 7 milioni del Fondo di Rotazione: ecco il ricorso che Freebacoli propone per la Corte dei Conti

Il Consiglio Comunale di Bacoli ha deliberato, in data venerdì 6 ottobre, di voler dare mandato alla Giunta Comunale Picone di procedere alla presentazione del ricorso avverso la delibera della Corte dei Conti del 13 settembre 2017 con cui si spiegano le motivazioni al diniego del Piano di Riequilibrio Finanziario. Quel Piano presentato dall’amministrazione Della Ragione tanto criticato, tanto vituperato ma che rappresenta l’unica ancora di salvezza per scongiurare il dissesto finanziario del Comune di Bacoli che avrebbe delle ripercussioni di gravità enorme.

Il gruppo politico “Freebacoli ha sempre avuto le idee chiare in tal senso su come impostare il ricorso dinnanzi alla Corte dei Conti. Nel seguente documento, oltre a mettere in chiaro quali rischi correrebbe la città di Bacoli con la dichiarazione di dissesto finanziario (danno d’immagine, svendita dei beni, mobilità dei dipendenti comunali, contenziosi col tesoriere, illiquidità di cassa, “condoni” per gli evasori), spieghiamo come è possibile “attaccare” la delibera della Corte dei Conti.

Premesso che

– la procedura di Riequilibrio Finanziario Pluriennale prevede, come da art 243 TUEL che ogni 6 mesi venga verificata la rispondenza del piano agli obiettivi prefissati e che quindi, potendo di fatto la Corte dei Conti iniziare in ogni momento la procedura di dissesto

– conseguentemente l’avvio della suddetta procedura di dissesto non riveste carattere d’urgenza, soprattutto in quanto, come sarà specificato dettagliatamente più avanti, le manovre di riequilibrio, vista l’esiguità  del tempo trascorso, non hanno potuto esercitare in pieno tutta la loro efficacia

– Premesso che la procedura di dissesto è da evitare quanto più possibile in quanto:

* Rappresenta un vulnus per l’immagine della città

* Può, con elevata possibilità condurre alla vendita di beni della nostra comunità, e specificamente quelli del Centro Ittico Campano, che rappresenta ben un quinto del territorio di Bacoli e su cui si sono concentrate le mire della speculazione privata a danno della collettività.

* Beni peraltro, tranne i terreni agricoli, i beni storico archeologici (Casina Vanvitelliana e Grotte dell’Acqua) ed i complessi di Cinquelenze e Parco della Quarantena abusivi, e che quindi potrebbero soltanto essere svenduti e non venduti a prezzo di mercato

* Tali beni vennero assegnati, mediante scissione del Centro Ittico tarantino-Campano S.p.A., dal Ministero del Tesoro al Comune di Bacoli invece che alla Regione Campania, NON per essere venduti, mq esclusivamente in base ad un piano di rilancio per costituire il volano per la ripresa di Bacoli

* Che altri motivi di preoccupazione per le ricadute negative a danno della città sono:

· Il numero di dipendenti per gli Enti in dissesto, in base al Decreto Ministero Interno del 10 aprile 2017, deve essere di 1 ogni 146 abitanti, cioè per Bacoli deve diminuire ancora a 181.

· Imposte e tasse locali anche, se istituite dopo il dissesto, devono essere al massimo e non si possono diminuire, anche se le condizioni economiche dell’Ente migliorano, per 5 anni [art. 251 TUEL].

· Il dissesto può facilmente creare una protezione e diventare un premio per chi, come precedentemente detto, non pagando le tasse ha condotto il Comune di Bacoli sull’orlo del baratro. Infatti è più facile vendere beni che proseguire le lunghe e complesse procedure di recupero crediti.

· La procedura di dissesto prevede transazioni tra il 40% ed il 60% per i creditori del Comune. Come purtroppo spesso accade, saranno proprio i più deboli che, per non aspettare tempi estremamente lunghi e con la prospettiva di non riuscire a recuperare nulla, si vedranno costretti ad accettare tali transazioni.

· Possibili contenziosi con la banca tesoriere che, fornendo anticipazioni di tesoreria che, nel caso di Bacoli ammontano a circa 12 milioni di euro, rientra tra i creditori a cui proporre la suddetta transazione

· Rischio per il Comune, e quindi per i cittadini, di doversi accollare altri mutui per pagare i creditori

· Mancato accesso al Fondo di Solidarietà Comunale che con la sua liquidità di circa 7 milioni di euro da restituire in 10 anni avrebbe garantito al Comune di Bacoli il superamento dell’attuale momento critico di illiquidità

· Ulteriore difficoltà di cassa deriveranno dal non poter usufruire degli incassi sui residui attivi precedenti alla dichiarazione di dissesto, che sono destinati all’organo straordinario di liquidazione per il pagamento del pregresso.

Tutto ciò premesso, rispetto alla Deliberazione della Corte dei Conti – Sezione Regionale di Controllo per la Campania, con cui si dà diniego al Piano di Riequilibrio Finanziario presentato dal Comune di Bacoli, si ricorda che:

– La Commissione per la finanza e gli organici degli Enti Locali, come ben specificato nella suddetta della Corte dei Conti a pag. 6, trasmetteva con nota protocollata dalla Corte dei Conti in data 24 Marzo 2017 n. 51 il Piano di riequilibrio Finanziario affermando che il piano apparisse “conforme ai contenuti richiesti dalle disposizioni normative di riferimento ed alle indicazioni contenute nelle Linee guida elaborate dalla Corte dei Conti”;

– Indicava però alcune criticità e specificamente:

* Ricorso sistematico all’anticipazione di Tesoreria

* Riscossione delle Entrate Correnti in conto residui rimasta critica

* Passività nette nei rapporti con la partecipata al 100%, Centro Ittico Campano S.p.A. in liquidazione

– Si precisa che le prime due criticità sono esclusivamente dovute alla riscossione per cui sono però previste le necessarie azioni correttive che, come sarà dettagliato in seguito, hanno già iniziato sostanzialmente a dare il loro effetto per quanto riguarda la competenza, e che richiedono invece tempi più lunghi per i residui attivi (vedi note del Comune di Bacoli protocollo della Corte dei Conti n. 3724 del 12/06/2017; n. 4105 del 27/06/2017 e n. 4263 del 04/07/2017

– In accordo all’art. 228 comma 3 del TUEL, prima dell’inserimento nel conto del bilancio dei residui attivi e passivi l’ente ha provveduto all’operazione di riaccertamento degli stessi, consistente nella revisione delle ragioni del mantenimento in tutto od in parte dei residui e della corretta imputazione in bilancio, secondo le modalità di cui all’art. 3, comma 4, del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, e successive modificazioni, mediante sottoscrizione da parte dei Responsabili di Area dei residui di loro specifica competenza. Tutti i residui sono pertanto adeguatamente certificati.

– Il parere dell’Organo di Revisione al Piano di Riequilibrio è stato favorevole

– A pag. 13 della deliberazione si legge che le due criticità del PRFP sono “la rilevata incapacità dei flussi di cassa di sostenere la spesa autorizzata” e “la grave sottostima del FCDE, che da un lato non copre dai gravi rischi per crediti di dubbia esigibilità che avrebbero dovuto essere stralciati dal bilancio con il riaccertamento straordinario

– Per quanto riguarda la grave sottostima del FCDE, questo è stato calcolato strettamente secondo le disposizione contenute nella Deliberazione 196/2015 ed il responsabile dell’Area Finanza ne ha discusso, indicando i valori, con la Sezione Regionale della Corte dei Conti della Campania sia telefonicamente, sia recandosi due volte di persona.

– Inoltre i principi contabili stabiliscono che i responsabili di ciascuna area verifichino ciascun residuo, sia attivo che passivo, di propria competenza certificando se 1) devono essere mantenuti, 2) se devono esser reimputati, 3) se devono essere cancellati. Il Comune di Bacoli ha puntualmente assolto a tale prescrizione, per cui tutti i residui attivi sono debitamente certificati, e su tale base sono stati compilati dalla Ragioneria i relativi elenchi.

– Quasi 15 milioni di residui attivi sono dovuti ad Equitalia (ora Agenzia delle Entrate) che non ha mai messo in discussione la loro esigibilità

– Non esiste pertanto, a partire dalla revisione straordinaria dei residui, così come effettuata in accordo con la suddetta Delibera 196/2015, alcuna “anestetizzazione del disavanzo per competenza”.

– Per quanto concerne la cassa vincolata si ribadisce che il Tesoriere spesso non ha provveduto tempestivamente alla contabilizzazione e registrazione degli incassi vincolati, come risulta ad esempio da pec della Ragioneria dell’Ente al Tesoriere datata 11 maggio 2015.

– Per quanto concerne specificatamente gli € 1.793.668,97 ex D.L. 35/2013, di fatto, come prescrive la legge, sono stati usati per il pagamento in ordine cronologico di residui passivi al 31/12/2014.

– Per i residui passivi, di cui al rilievo di cui a pag. 18 della suddetta deliberazione della Corte dei Conti che recita: “Segnatamente, sebbene nel 2013, rispetto al 2012, a causa dell’anticipazione straordinaria di liquidità, il Comune registri una flessione dei residui passivi pari a circa il 41%, già nel 2014 gli stessi ritornano a crescere del 20% e di nuovo del 15% nel 2016 …”, bisogna tener conto di due fattori:

– L’andamento dei residui passivi nel corso degli ultimi anni è stato come da seguente tabella:

ANNO 2011 ANNO 2012 ANNO 2013 ANNO 2014 ANNO 2015 ANNO 2016
RESIDUI
PASSIVI
CORRENTI
17.049.206,99 21.452.775,97 15.780.762,67 9.154.838,92 10.992.032,68 12.705.106,86

Come si può facilmente vedere si è passati da un incremento annuo 2011/2012 del 25%, senza considerare ovviamente gli anni per cui è stato fatto ricorso alle anticipazioni di cui al D.L. 35/2013, al 15% del 2016/2015, che costituisce un decremento di estrema rilevanza, considerando che, e sarà dettagliato in seguito, il PRFP nel 2016 non ha potuto ancora esplicare tutta la sua efficacia.

– Come giustamente rileva la Corte dei Conti a pag. 18 e 19 della succitata delibera, “…. la crescita dei residui attivi determina un aumento dei residui passivi e parallelamente delle anticipazioni ordinarie …..”.

– Per un’analisi più completa dell’esposizione debitoria del Comune di Bacoli, questa deve però essere inquadrarla nel suo complesso, cioè tenendo conto anche di quanto ricevuto dall’Ente ex D.L. 35 e dei residui passivi. Bisogna altresì tener conto del suo andamento temporale, e ciò vale anche per quanto concerne i soli residui.

– Si evince che l’incremento annuo dei residui attivi è passato da 4.852.592,65 (18,14%) del 2012/2011 a 2.538.298,54 (6,69%) del 2016/2015. Ciò mentre l’esposizione debitoria totale è passata da un incremento di 4.927.687,80 (22,06%) del 2012/2011 a 2.767.495,24 (7,33%) del 2016/2015.

– Ciò malgrado, come si diceva in precedenza, il PRFP non abbia, per motivi temporali, ancora potuto esplicare in pieno tutto il suo potenziale di risanamento.

– Ad esempio la sola manovra sul personale, come da seguente tabella già prodotta alla Corte, comporta un risparmio di spesa di 1.633.819 euro (-14,91%) nel 2016, mentre nel 2017 di 2.770.819, cioè oltre 1,1 milioni di euro di maggior risparmio. Nel 2016 infatti, non tutti i pensionamenti ordinari e i prepensionamenti son avvenuti il primo gennaio, anzi molti di essi si sono concentrati nella seconda metà dell’anno.

– Tali dati sono inoltre prudenzialmente sottostimati, in quanto la sola riduzione di personale e del numero di posizioni apicali sarà superiore anche perché i pensionamenti ordinari continuano anche nel 2017. Si tratta di una riduzione di personale dai 267 del 1/1/2016 ai 181 previsti dal DM INTERNO 10 aprile 2017 (1 ogni 146 abitanti per la fascia dei Comuni con popolazione da 20.000 a 59.999 abitanti

Rendiconto Esercizio
(n)2015
n+1

(2016)

n+2

(2017)

n+3

(2018)

n+4

(2019

n+5

(2020)

n+6

(2021)

n+7

(2022)

n+8

(2023)

n+9

(2024)

n+10

(2025)

Titolo 1
Spese del personale
 10.960.819 9.327.000 8.190.000  8 mln 8 mln  8mln  8 mln  8 mln  8 mln  8 mln
Variazione assoluta
della spesa
del personale
rispetto all’anno
base (n)
-1.633.819,79 -2.770.819,79 -2.960.819,79 -2,9 -2,9 -2,9 -2,9 -2,9 -2,9 -2,9
Variazione % della spesa
del personale
rispetto all’anno
base (n)
-14,91% -25,28% -27% -27% -27% -27% -27% -27% -27%


– Considerando un costo medio di 40.000 euro dipendente, un decremento di 86 unità comporta un risparmio di spesa che sfiora i 3,5 milioni di euro.

– La percentuale di riscossione in conto competenza è in costante aumento, come da sottostante tabella, segno inequivocabile della bontà delle azioni intraprese:

– Anche per la riscossione in conto residui è prevedibile un incremento, per le ragioni già esposte con la nostra comunicazione del 9 giugno 2017, che di seguito brevemente si sintetizzano. Inoltre ricordiamo che solo una parte dei residui attivi è affidata alla nuova ditta di riscossione, in quanto ancora circa 15 milioni son in mano ad Equitalia, ora Agenzia delle Entrate, che stiamo peraltro compulsando a rendicontare.

– L’accesso al fondo di rotazione garantirà quella liquidità necessaria per pagare la gran parte dei residui passivi e, unitamente alla diminuzione delle spese e all’incremento delle entrate anche l’anticipazione di tesoreria verrà gradualmente estinto.

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