Bacoli, il dissesto sarebbe una sciagura per tutti (tranne per i grandi evasori…)

Un giorno dopo l’altro
la vita se ne va
domani sarà un giorno
uguale a ieri.
Un giorno dopo l’altro
e tutto è come prima ……

Sono passati ormai oltre 40 giorni da quando l’Assessore al Bilancio, Benincasa, nella seduta di Consiglio Comunale del 29 luglio, promise che avrebbe approfondito la possibilità di rimodulare il “Piano di Riequilibrio Finanziario Pluriennale”, ma da allora niente è accaduto.

Esiste infatti una norma che prevede alle Amministrazioni neoelette di rimodulare il suddetto piano, che recita testualmente così: “Qualora, in caso di inizio mandato, la delibera di cui al presente comma [nota: piano di riequilibrio] risulti già presentata dalla precedente amministrazione, ordinaria o commissariale, e non risulti ancora intervenuta la delibera della Corte dei conti di approvazione o di diniego di cui all’articolo 243-quater, comma 3, l’amministrazione in carica ha facoltà di rimodulare il piano di riequilibrio, presentando la relativa delibera nei sessanta giorni successivi alla sottoscrizione della relazione di cui all’articolo 4-bis, comma 2, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149. [nota: Relazione di inizio mandato”.

La data di “inizio mandato”, come chiarito dalla stessa Corte dei Conti vedi ad esempio sentenza SS. RR. 6/2015] , è quella di proclamazione del Sindaco , cioè nel caso di Bacoli, il 25 giugno 2017.

Al 25 giugno 2017, data di inizio mandato, non era ancora intervenuta alcuna delibera della Corte dei Conti di approvazione o di diniego del piano di riequilibrio e quindi la possibilità di rimodulazione del piano è pienamente applicabile.

Inoltre l’art. 243 bis, comma 1, del Tuel chiarisce che detta procedura di Riequilibrio Finanziario Pluriennale NON può essere iniziata soltanto se “La predetta procedura non può essere iniziata qualora sia decorso il termine assegnato dal prefetto, con lettera notificata ai singoli consiglieri, per la deliberazione del dissesto, di cui all’articolo 6, comma 2, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149.” A maggior ragione quindi la rimodulazione.

Pertanto, anche l’Amministrazione Picone presentasse in data odierna la Relazione di Inizio Mandato, avrebbe ancora 60 giorni per rimodulare il piano, e non mandare il Comune in dissesto.
Ma per fare questo bisogna avere la volontà politica di farlo e, soprattutto, idee e di queste, purtroppo finora, non ne abbiamo vista nessuna.

È estremamente facile criticare chi ha fatto, ha costruito, senza poi proporre nulla; è la solita cultura del non fare, del “chi non fa non sbaglia”, quella cultura che ha distrutto l’Italia e soprattutto il Meridione.

Perciò, nell’interesse esclusivo di Bacoli, mi auguro di essere smentito dai fatti e che, nel caso specifico, chi è oggi al governo cittadino sappia fare di meglio, rimodulare il nostro “Piano di Riequilibrio Finanziario” ed ottenere l’approvazione della Corte dei Conti.
Per realizzare ciò dovrebbero però almeno provare e fare qualcosa, non restare inerti e tacere per mesi!

Altri Sindaci, ed è un chiaro esempio l’intervista a quello di Procida, si battono invece per anni, affinché il loro Comune non subisca l’onta del dissesto.

Ma il dissesto non è soltanto un affronto all’immagine di un Comune, è carico di effetti dannosi per una città. Chi pensa di scrollarsi da dosso le difficoltà e di ripartire da zero commette un grosso errore.

Il motivo principale per cui Bacoli è arrivata vicino al dissesto è uno: circa 40 milioni di euro di tributi e di entrate non tributarie (esempio acqua e multe) non incassati nel corso degli anni[residui attivi], di cui circa la metà durante i cinque anni di amministrazione Schiano. E a non pagare sono stati soprattutto non coloro che hanno reali difficoltà finanziarie, famiglie che fanno fatica a sbarcare il lunario, bensì coloro che invece possono, che pur avendo nella maggior parte dei casi attività redditizie, devono al Comune somme ingenti. Il recordman, quando siamo arrivati noi al governo di Bacoli, superava i 650.000 euro. È lapalissiano che per arrivare a certe cifre devi avere una serie di appoggi “politici” e che purtroppo chi è abituato a non pagare, e non lo ha fatto nel passato, non ha alcuna voglia di farlo anche in futuro. Questa gente deve invece imparare che le tasse si pagano; questa è sicuramente una questione economico-finanziaria, ma è anche una questione sociale e morale!

Il Piano di Riequilibrio da noi elaborato deve ancora far sentire tutti i suoi effetti, sia in termini di riduzione di spesa, perché la manovra sul personale, a regime, cioè a partire dal 2107, vale oltre 2,5 milioni di euro, mentre nel 2016 soltanto circa 1,3 milioni di euro, sia perché, come specificato anche nella nota del Comune alla Corte dei Conti datata 9/6/2017 protocollo 15998, I tempi per la riscossione coattiva del pregresso non pagato (residui attivi) sono lunghi.

Questo è un altro motivo, non considerato o sottovalutato dalla Corte dei Conti, per cui bisogna opporsi al dissesto.
La procedura del dissesto prevede la nomina di una Commissione Straordinaria di Liquidazione che[art.252 TUEL] “provvede alla:
a) rilevazione della massa passiva;​
b) acquisizione e gestione dei mezzi finanziari disponibili ai fini del risanamento anche mediante alienazione dei beni patrimoniali;​
c) liquidazione e pagamento della massa passiva.”

È proprio l’eventuale vendita di beni della nostra comunità, di cui al punto b, e specificamente quelli del Centro Ittico Campano, una delle maggiori fonti di preoccupazione in caso di dissesto. Infatti, come da suddetto documento del 9 giugno 2017, il CIC deve al Comune di Bacoli € 3.658. 248,44 per ICI ed IMU pregressi e la Corte dei Conti, e la Corte dei Conti, a pag. 14 del deferimento datato 5 luglio dice, cosa ripetuta anche dal Dr. Sucameli nell’udienza del 21 luglio, che tale credito è esigibile soltanto se il CIC vende parte del proprio patrimonio immobiliare.​

Ciò è ancora più agevole tenendo conto che sarebbe la Commissione straordinaria ad imporre al Comune e al CIC la vendita, creando condizioni favorevoli a chi cerca da anni di impadronirsi di questi beni. Beni che, a parte i complessi del Parco della Quarantena e di Cinque Lenze, sono praticamente tutti abusivi e quindi dovrebbero essere non venduti, bensì svenduti

Altri motivi di forte preoccupazione sono:
• Il numero di dipendenti per gli Enti in dissesto, in base al Decreto Ministero Interno del 10 aprile 2017, deve essere di 1 ogni 146 abitanti, cioè per Bacoli deve diminuire ancora a 181.
• Imposte e tasse locali anche, se istituite dopo il dissesto, devono essere al massimo e non si possono diminuire, anche se le condizioni economiche dell’Ente migliorano, per 5 anni [art. 251 TUEL].
• Il dissesto può facilmente creare una protezione e diventare un premio per chi, come precedentemente detto, non pagando le tasse ha condotto il Comune di Bacoli sull’orlo del baratro. Infatti è più facile vendere beni che proseguire le lunghe e complesse procedure di recupero crediti.
• La procedura di dissesto prevede transazioni tra il 40% ed il 60% per i creditori del Comune. Come purtroppo spesso accade, saranno proprio i più deboli che, per non aspettare tempi estremamente lunghi e con la prospettiva di non riuscire a recuperare nulla, si vedranno costretti ad accettare tali transazioni.
• Possibili contenziosi con la banca tesoriere che, fornendo anticipazioni di tesoreria che, nel caso di Bacoli ammontano a circa 12 milioni di euro, rientra tra i creditori a cui proporre la suddetta transazione
• Rischio per il Comune, e quindi per i cittadini, di doversi accollare altri mutui per pagare i creditori
E noi ci auguriamo che finalmente a chi tocca governare la nostra città si rimbocchi le maniche e cominci ad agire, dando concreta, non vacua speranza, per non dover tristemente concludere, come Tenco che:
“Un giorno dopo l’altro
la vita se ne va
e la speranza ormai è un’abitudine.”

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