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Pubblicato: gio 27 Lug 2017

Dissesto, il sindaco poteva chiedere 5 mesi per salvare Bacoli: ma non l’ha fatto

Da mesi, oramai, si parla di dissesto finanziario. Dal 15 Luglio 2015. Da quando arrivó sulla scrivania della neo-insediata amministrazione Della Ragione quella drammatica nota della Corte dei Conti.

Piano di riequilibrio, o dissesto subito. L’amministrazione accettó la sfida.

Da allora, tutti economisti, tutti ragionieri, tutti giuristi.

Ció che é stato auspicato (o preannunciato?) per mesi, é diventato realtá: con la delibera della Sezione Regionale di Controllo per la Campania, datata 21 Luglio 2017 e giunta presso il Comune di Bacoli il 24 Luglio, suddetta sezione dá il diniego all’approvazione del PRFP presentato dall’ex amministrazione.

In pratica, la “pezza” che si stava tentando di mettere al drammatico buco economico era troppo piccola.

Ad oggi, siamo in attesa di capire quali siano le motivazioni.
Tuttavia, qualsiasi esse siano, ció che la Corte dei Conti delibera é la morte finanziaria, politica ed amministrativa del nostro Comune.

Ecco, ci siamo quasi: questo mantra quotidiano, oltre ad aver arricchito il nostro vocabolario ed aver allietato le discussioni pseudo-politiche dei piú, entrerà di diritto nella vita di tutti noi.

Come? Ce lo dice il Testo Unico degli Enti Locali.

Il TUEL definisce il dissesto come quella situazione in cui “l’ente non può garantire l’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili ovvero esistono nei confronti dell’ente locale crediti liquidi ed esigibili di terzi cui non si possa fare validamente fronte”.

Praticamente, un comune in dissesto é un comune che non paga, non fa pagare e, cosa peggiore, non é in grado di offrire ai propri cittadini i servizi indispensabili.

Nulla di nuovo, direte.

Ma c’é molto di piú. Il dissesto finanziario, infatti, agirá su diversi fronti.

– TASSE: L’art. 251 comma 1 recita: ” […] entro trenta giorni dalla data di esecutività della delibera, il consiglio dell’ente, o il commissario nominato ai sensi dell’articolo 247, comma 3, è tenuto a deliberare per le imposte e tasse locali di spettanza dell’ente dissestato, diverse dalla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani( per la quale, secondo il comma 5 del medesimo articolo, “si deve assicurare la copertura integrale dei costi di gestione del servizio e, per i servizi produttivi ed i canoni patrimoniali, devono applicare le tariffe di base nella misura massima consentita dalle disposizioni vigenti”), le aliquote e le tariffe di base nella misura massima consentita, nonché i limiti reddituali, agli effetti dell’applicazione dell’imposta comunale per l’esercizio di imprese, arti e professioni, che determinano gli importi massimi del tributo dovuto.”

Cosa vuol dire? INNALZAMENTO delle tasse al massimo consentito per legge! Come se non bastasse. Oltre al danno, anche la beffa.

Ma proseguiamo.

– CREDITORI: Ovvero coloro ai quali il Comune deve dei soldi. Secondo l’art. 258 comma 3: ” L’organo straordinario di liquidazione, effettuata una sommaria delibazione sulla fondatezza del credito vantato, può definire transattivamente le pretese dei relativi creditori, ivi compreso l’erario, anche periodicamente, offrendo il pagamento di una somma variabile tra il 40 ed il 60 per cento del debito, in relazione all’anzianità dello stesso, con rinuncia ad ogni altra pretesa, e con la liquidazione obbligatoria entro 30 giorni dalla conoscenza dell’accettazione della transazione.”

Semplifichiamo: sei un piccolo imprenditore ed hai bisogno di liquiditá perché il sistema fiscale italiano ti strozza? Bene, accetta tra il 40 ed il 60% del credito che vanti nei confronti del Comune e chiudiamo il tutto entro 30 giorni. In caso contrario, aspetta e spera.

Affare fatto? Tu si, io no.

– SERVIZI: Art. 259 comma 5: ” Per la riduzione delle spese correnti l’ente locale riorganizza con criteri di efficienza tutti i servizi, rivedendo le dotazioni finanziarie ed eliminando, o quanto meno riducendo ogni previsione di spesa che non abbia per fine l’esercizio di servizi pubblici indispensabili. ”

Chi decide cosa é indispensabile e cosa no? La legge, mi direte.
Bene, il CCNL del 06.07.1995 ci dice che i trasporti sono servizi pubblici indispensabili, cosí come la manutenzione stradale. Vedere per credere…

– DOTAZIONE ORGANICA: Art. 259 comma 6: ” L’ente locale, ugualmente ai fini della riduzione delle spese, ridetermina la dotazione organica dichiarando eccedente il personale comunque in servizio in sovrannumero rispetto ai rapporti medi dipendenti-popolazione”.

Secondo il D.lgs del 10 Aprile 2017, per i comuni da 20.000 a 59.999 abitanti, la dotazione organica deve essere di un dipendente ogni 146 abitanti.

Bacoli, ad oggi, ha una popolazione di 26413 abitanti e quindi, rispettando la proporzione, dovrebbe avere al massimo 180 dipendenti.
Tuttavia, la pianta organica ne presenta 190, dieci in piú.

Ed il resto? Che fine fará? Ce lo dice l’art. 260 comma 1: “I dipendenti dichiarati in eccedenza […] sono collocati in disponibilitá.”

Dieci famiglie, cirxa 30/40 concittadini, quindi, si ritroveranno ad affrontare il dramma della mobilitá.

Il tutto, ovviamente, non é contrattabile. Va fatto e basta.

Infine, a chi dice che i beni del Comune non verranno toccati, non rispondo io ma l’art. 255 comma 9:

– BENI PATRIMONIALI: ” Ove necessario ai fini del finanziamento della massa passiva, ed in deroga a disposizioni vigenti che attribuiscono specifiche destinazioni ai proventi derivanti da alienazioni di beni, l’organo straordinario di liquidazione procede alla rilevazione dei beni patrimoniali disponibili non indispensabili per i fini dell’ente, avviando, nel contempo, le procedure per l’alienazione di tali beni. Ai fini dell’alienazione dei beni immobili possono essere affidati incarichi a società di intermediazione immobiliare, anche appositamente costituite.”

Inutile commentare.

E allora vi racconto una storia, uguale a questa, ma con un finale diverso.

C’era una volta un articolo, il 243-bis comma 5 che cosí recitava: ” Qualora, in caso di inizio mandato, la delibera di cui al presente comma risulti già presentata dalla precedente amministrazione, ordinaria o commissariale, e non risulti ancora intervenuta la delibera della Corte dei conti di approvazione o di diniego di cui all’articolo 243-quater, comma 3, l’amministrazione in carica ha facoltà di rimodulare il piano di riequilibrio, presentando la relativa delibera nei sessanta giorni successivi alla sottoscrizione della relazione di cui all’articolo 4-bis, comma 2, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149. ”

L’art. 4-bis, di cui si parla, concede agli uffici tecnici comunali, un tempo massimo di 90 giorni per redigere la relazione di inizio mandato. Quindi, in totale, 150 giorni.

Ben 5 mesi per scrivere un nuovo piano di riequilibrio e “provare” a salvare l’Ente dalle sciuagure prima esposte.

Sarebbe bastato? No so.
Sarebbe stata un’ulteriore chance per il comune? Questo sicuramente.

Ma la vera domanda é: perché scegliere il finale drammatico piuttosto che un, seppur incerto, lieto fine?

Giuseppe Rosiello

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