“Le Isole si accendono”: il 21 Giugno si apre la XII° Edizione con il poeta Mimmo Grasso

Le isole si accendono è un momento di condivisione rappresentato da una lettura comune. Per una sera le “isole” si accendono con la luce della poesia, della letteratura e della musica. Una fiammella accesa su ogni isola – persona – simboleggia l’intuizione e il veder chiaro in noi stessi.

L’adesione – assolutamente gratuita – può essere personale o di gruppi (associazioni, gruppi spontanei, parrocchie, cral, etc.).

L’iniziativa, promossa dal poeta Mimmo Grasso, quest’anno è giunta alla XII Edizione ed essa propone quindi, da anni, che le persone accendano per qualche minuto la propria interiorità attraverso l’arte, la poesia e la lettura. Alle ore 21 del 21 Giugno, al “Ramo d’Oro” a Bacoli, in Via Risorgimento, verrà acceso un piccolo fuoco ed intorno ad esso tutti leggeranno, in contemporanea, un identico testo di poesia. Quest’anno l’autore scelto è la romena-americana Carmen Bugan (qui il programma della rassegna Le isole si accendono).

Questa è la poesia:

Vent’anni

L’orizzonte era l’azzurra spina dorsale di un libro,

le sue pagine sabbia gelata, onde ghiacciate in superficie

e io, non ancora ripulita dai fumi dell’aeroplano,

dal sudore della giornata, dall’amaro del caffè istantaneo,

mi spinsi fino alle ginocchia dell’acqua, dove per la prima volta

espulsi per iscritto dalla mia vita le alghe intricate del Mare Nero.

 

Come puoi guardare avanti quel primo giorno in cui

ti svegli senza una patria, una casa

nel letto accogliente di un’estranea, e la sua

ospite ti parla in una lingua straniera?

Mangiai con le mani tremanti il cibo che mi offrì,

fuori nevicava, dentro era caldo.

 

L’anno successivo cancellai gli uccelli: picchio,

passero, i piccioni del nonno, e la fredda cicogna.

Al loro posto scrissi le aquile che scandagliavano

le dune di Sleeping Bear, corvi, colibrì,

cardinali rossi che cantavano

nel giardino troppo grande della nostra nuova casa.

 

Ma su questa pagina sono appoggiata ai fari

mentre i giardini di ciliegi crescono verso la punta di Leelanau,

radici in acqua. Passano sugli sbiaditi

campi di grano della mia infanzia. Tutte le cose che volevo scordare

si affollano tra le righe che ho impiegato anni a scrivere:

quattro lingue, ambizioni, nostalgia, amici dispersi.

 

*

Oggi sono passati vent’anni da quella sera all’aeroporto

quando  nella neve accecante le persone che non conoscevamo

ci stavano aspettando. Dicono che baciai il terreno.

Baciai davvero il terreno? Chi può ricordarlo?

Cerchiamo noi stessi mediante i ricordi,

o le foglie autunnali che cadono, spezzandosi in qualcos’altro.

 

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