La vita lontano dalla propria terra: a Brescia inaugurato “Fresco”, locanda che parla bacolese

fresco3 Terra mia. No, non è Bacoli ma è Brescia, provincia lombarda che col passare degli anni assume  sempre più i connotati d’una succursale partenopea. Flegrea in particolare. Anzi, bacolese ad essere più  precisi. La crisi economica, un territorio martoriato e depauperato, mai valorizzato appieno, ed i  mancati presupposti per realizzarsi con fierezza ed essere felici hanno spinto tanti ragazzi a lasciare  Bacoli per andare a cercar fortuna al Nord Italia. Ed è proprio questo il caso di Marino De Bonis,  30enne bacolese che è riuscito nel suo intento di aprire un ristorante in cui far assaggiare ai propri  clienti i gusti ed i sapori della propria terra.

 Si chiama “Fresco” ed è un punto i ritrovo nel bresciano per  gli amanti della cucina a base di pesce  e della pizza, un connubio perfetto per chi sostiene la tradizione  culinaria napoletana e per i tanti  emigrati del Nord che “al Fresco” si sentiranno liberi, liberi di tornare  a casa, attraverso il proprio  palato, di avvicinarsi (idealmente) alle proprie famiglie.

 In questo magazine dedicato all’arte, agli eventi ed alla cultura “Bresciaup” (in basso il link per leggerlo in digitale), c’è un articolo dettagliato  in cui si parla proprio di “Fresco”, di Marino De Bonis, degli altri due ragazzi napoletani che lavorano  con lui, e della storia millenaria di Bacoli e dei Campi Flegrei. Apprezzata da tutti, dimenticata da  alcuni.

L’uomo ha un solo obiettivo nella propria vita: la ricerca della felicità. Se Marino l’ha trovata a Brescia, così come tanti altri giovani di Bacoli l’hanno trovata a Roma, Milano, Firenze piuttosto che a Londra, in Spagna, in Francia o finanche in Giappone ed in Australia, ciò fa piacere ma al tempo stesso provoca tanta rabbia. Chi lascia questa terra, probabilmente, l’amerà molto più di quelli che la vivono tutti i giorni. E questi ultimi, invece, che restano e che s’arrangiano, hanno il dovere di lottare per essa e soprattutto per loro, quelli che partono, che si realizzano e che, quando possono, ritornano per ricongiungersi alle famiglie e per dire ai propri figli: “Questa è la mia terra, ed è anche la vostra”.

Questo il link per leggere l’articolo (pag 16-17): http://issuu.com/bresciaupmagazine/docs/1-16_marzo_2015#embed 

 

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