Università Popolare, il sindaco diserta l’assemblea: e i corsi restano sospesi

11024789_10206431465535291_3981151740513605375_nDa tempo ci si chiede cosa possa rappresentare il “fondo” per l’amministrazione Schiano.

Ma, dopo cinque anni di mandato, ad essere chiaro è soltanto un dato incontrovertibile: si continua, in assenza di alcun tipo di pudore, a scavare. Sino alla fine, senza soluzione di continuità. Privi di alcun rispetto per la popolazione, la cultura, il rigore istituzionale.

A pagarne le conseguenze, ieri pomeriggio, è stata l’Università Popolare dei Campi Flegrei. Un’eccellenza locale costretta a sospendere, dopo tanti anni di attività, le proprie lezioni, a causa dell’assenza e del sostegno del governo cittadino. Privati di una sede, dimenticati, costretti ad ascoltare soltanto false promesse: poi mai mantenute.

E’ incredibile, sì. Ma, purtroppo, maledettamente vero. Un istituto capace di attrarre ben 350 iscritti, provenienti da Bacoli, i comuni flegrei, ed il territorio napoletano, messo in piedi da docenti e volontari di buona volontà che, in forma assolutamente gratuita, donano il loro sapere a classi di persone vogliose di conoscere, divertirsi, vivere, socializzare. Centro di cultura e confronto nato dalle ceneri di un paese allo sbando, carente di tutto. Senza cinema, teatro, centri giovani, palazzetti dello sport.

Però, e per fortuna, c’è chi, con ostinazione, continua a non darsi per vinto.

Così ieri pomeriggio, in una sala Ostrichina pullulante di studenti, il direttivo dell’Università ha tenuto un’assemblea popolare a cui aveva formalmente invitato, con note ufficiali e manifesti affissi in strada, il sindaco e l’assessore alla Cultura. Per un confronto democratico, aperto e pubblico. Utile a comprendere il presente ed il futuro prossimo della scuola. Il messaggio, era chiaro: “Aiutateci a mantenere in piedi questa bella realtà, abbiamo bisogno delle istituzioni. Altri Comuni ci hanno dato ospitalità, ma noi vogliamo restare a Bacoli”. Infatti, all’inizio dell’anno accademico era stato loro promesso l’utilizzo del plesso denominato Cappella A. Dismesso e messo in vendita dall’amministrazione, e svuotato di alunni. Ma alle chiacchiere non è poi seguito alcun atto concreto. Se non false rassicurazioni e bugie a ripetizione.

Risultato? Il sindaco non ha risposto all’invito. Non è venuto al Fusaro, non ha mandato nessuno per sostituirlo, e, peggio ancora, non ha dato alcuna motivazione circa la sua assenza. In sala, tanto per meglio condire la frittata, erano presenti anche due assessori. Entrambi silenti e, una volta chiamati in causa, tra lo stupore di molti, hanno addirittura preferito abbandonare l’aula.

Un’ulteriore dimostrazione di come sia possibile far sprofondare nel baratro ogni forma di partecipazione. Come se la democrazia dal basso, puzzasse.

Meglio umiliarla, rifiutarla. Meglio addirittura far finta che non esista e lasciarla agonizzare in solitudine. Inaridendo ancor di più un tessuto socio-culturale ridotto a brandelli. Ed imperando senza il bisogno di dare spiegazioni. Trasformando l’amministrare in comandare.

A fine riunione tutti i presenti, compresi i numerosi cittadini giunti a sostenere una giusta causa, hanno sottoscritto un documento per rivendicare l’assegnazione di uno spazio comunale, dove poter riprendere i corsi. Quelli di quest’anno, e soprattutto, gli approfondimenti che avranno inizio a partire dal prossimo autunno.

L’Università Popolare dei Campi Flegrei non deve morire.

Tutto il resto, si commenta da solo: ai cittadini l’ardua sentenza. Con il voto, sarà possibile riscattare il territorio e mettere fine a questa agonia.

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