“Oh Politica, torna straccio: e il più povero ti sventoli” #primarepubblica 2.0

Si pubblica di seguito l’editoriale pubblicato, stamane online e da domani sul cartaceo, dal settimanale “Corriere dell’Isola“.

Un approfondimento di politica nazionale e locale, dopo l’elezione alla Presidenza della Repubblica di Sergio Mattarella, che inaugura una nuova collaborazione con il noto periodico isolano, diffuso ogni venerdì, con 6000 copie, nei principali luoghi di aggregazione dei comuni di Ischia, Casamicciola, Lacco Ameno, Forio, Barano e Serrara Fontana ed anche sull’isola di Procida.

Pubblicato a pagina 6 del settimanale, con richiamo in copertina.

Ringraziamo la coordinatrice Anniria Punzo, per l’opportunità e la stima.

“Oh Politica, torna straccio: e il più povero ti sventoli” –

mattarella_camera_giura_3feb15Dicono che con l’elezione di Sergio Mattarella come Capo dello Stato, l’Italia sia definitivamente ripiombata nel “baratro” della Prima Repubblica. All’era dei Craxi, Berlinguer, De Gasperi, Andreotti, Moro, Fanfani o Almirante. In parte sì, è vero: ma solo all’apparenza. Del sessantennio segnato dalla lotte tra l’imbattibile Democrazia Cristiana e l’agguerito Partito Comunista, è stato riportato in auge solo il ricordo, l’ombra, la maschera. E poco altro.

Quella a cui siamo di fronte, dopo il decadimento inarrestabile del ventannio berlusconiano (che coinvolge tutti, affini e finti oppositori, e non solo l’ex cavaliere di Arcore), è ciò che potremmo definire, seguendo la diffusa moda degli hastag da twitter, #primarepubblica2.0. E che significa? Nulla, una sorta di ritorno al passato. Ma annacquato da tastiere, pc, web, selfie e tanta, tantissima, tv spazzatura.

C’è la ricostruzione, neanche troppo faticosa, di un grosso partito moderato che risponda alle esigenze di vertici imprenditoriali, e diventi porto accogliente per la sempre più bieca e falsa morale italiana. Pd, Ncd, Scelta Civica, Udc, e tanto altro ancora. Tutti stretti, per non cadere giù dalle poltrone, sottraendo ossigeno ad ogni focolaio di protesta. Poi c’è un nuovo cuore pulsante a destra, nato dalle ceneri di ciò che fu Alleanza Nazionale, quella piegatasi alle logiche del “pater patriae” degli anni ’90, attendendo il proprio turno (ma senza mai godere alcuna eredità). Dalla Lega Nord a Fretelli d’Italia: un concentrato, al retrogusto di Casa Pound, capace di dare voce agli istinti primordiali dell’individuo. Un po’ razzista, un altro po’ xenofoba, ed un pizzico intollerante verso l’altrui pensiero. E, infine, la riproposizione di una forte opposizione parlamentare, targata M5S, che spacca gli schemi convenzionali del tacito compromesso che ha segnato la defunta ed improba Seconda Repubblica.

Ma Renzi non è Aldo Moro, così come Alfano ed Orfini non hanno nulla da condividere, in termini di spessore politico ed internazionale, con la classe dirigente della Democrazia Cristiana. I vigorosi appelli di piazza di AN, hanno lasciato spazio ai tweet al vetriolo di Salvini o le grida, in romanesco, della Meloni. Agli operai in corteo, ed alle fabbriche occupate per mesi in difesa dei diritti al lavoro ed all’istruzione, oggi vengono riproposti primi tentativi di nuova partecipazione dal basso quali meetup, gazebo in piazza, ed i post di Beppe Grillo.

Luigi Berlinguer e Aldo MoroSì, ha qualcosa della Prima Repubblica. Ma è 2.0. E non tanto per la struttura parlamentare, ma per il semplice fatto che essa è espressione della coscienza civica e del substrato sociale nazionale. Di una collettività che non sa più esprimere voglia di riscatto; che non riesce più a difendere, con coscienza di cittadinanza attiva (in altra epoca diremmo “di classe”), i propri diritti. Via, via sottratti, nell’indefferenza. Nell’apatia di nuove generazioni assonnate, restie a proteggere qualcosa per cui non hanno mai combattuto. Diritti acquisiti alla nascita, ma svuotati di ogni significato reale (il “diritto al lavoro”, su tutti).

Un popolo inerme, volutamente ridotto in questo stato da chi, a prescindere da colori d’appartenza, dal 1994 ad oggi ha sistematicamente distrutto ogni base di partecipazione popolare. A partire da ciò che più manca dell’epoca antecedente allo scandalo “Mani Pulite”: le sezioni di partito. E quindi, di converso, la voce dei territori.

Lì ci si confrontava, su ogni cosa. Nelle città, nei paesi, spesso ne esistevano anche più di una. Lì dentro si trascorreva anche tutta la giornata. Per riunioni politiche, sì. Ma anche giocando a carte, a biliardino. Guardando la Tv, ascoltando la radio, leggendo libri o godendo di una mostra di disegno o pittura. Erano l’ossigeno della società civile; di una penisola che ha sì un governo a Roma; ma che si fonda e regge su oltre 8.000 comuni,

E’ da lì, da ogni frazione, che bisogna ripartire. Non per imporre le proprie idee, ma semplicemente per permettere a tutti di esprimere un punto di vista. Per riaccendere le spie del controllo collettivo: quelle che debbono assolutamente caratterizzare una democrazia parlamentare.

Una struttura dove il delegato senta oggi giorno il fiato sul collo del delegante.

Pier Paolo Pasolini, nell’ultimo verso della poesia “Alla bandiera rossa”, scriveva: “ridiventa straccio, e il più povero ti sventoli”. Era il 1961, in piena “Prima Repubblica”. Oggi quello stesso appello, nel futuristico 2015, deve essere gridato ancor più forte. Non solo ad una parte della società italiana. Ma a tutta, a tutti.

Alla Politica.

Josi Gerardo Della Ragione

corriere

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