Shoah, il ricordo in consiglio comunale: “Torniamo ad essere figli di Cuma”

cancelloIeri sera, alla scuola Paolo di Tarso, abbiamo partecipato al consiglio comunale di Bacoli, indetto per conferire la cittadinanza onoraria a 4 ebrei che nel 1946, insieme ad altri, trovarono rifugio a Bacoli (in villa Scalera), prima di dirigersi verso la Palestina.

Motivo d’orgoglio per la città. Occasione utile e necessaria per ricordare i 70 anni dalla Shoah, commemorando oltre 6 milioni e mezzo di persone, uccise per il semplice fatto di appartenere alla “razza ebraica”.

Nel nostro intervento, insieme alla consigliera Adele Schiavo, abbiamo avuto modo di ricordare le origini ebraiche, risalenti alla fine del ‘500, della popolazione bacolese ma, parimenti, nel rappresentare una comunità che è stata, nei millenni, centro propulsore di cultura e civiltà per l’intero mondo occidentale, non potevamo tacere su quelle che, ad oggi, si presentano come preoccupanti idee ed ideologie segnate da profondo razzismo.

La politica nazista, non nacque da un giorno all’altro. A sostenerla, già nell’ ‘800, furono decine di storici, sociologi e filosofi che fecero dell’antisemitsmo e della superiorità della razza ariana, ragioni di Stato: una giusta causa da perseguire.

Hitler, giunto al potere non con il semplice uso della violenza ma attraverso “libere e democratiche” elezioni, era solo la rappresentazione reale di un sentimento di odio ramificato nei decenni, nei secoli. A votarlo, con percentuali plebiscitarie, furono gli stessi tedeschi.

Popolo martioriato, dopo i risarcimenti bellici imposti a seguito della Prima Guerra Mondiale, da una crisi economica senza precedenti. Gente ridotta alla fame, umiliata, pronta a tutto pur di riconquistare la dignità perduta. Milioni di persone a cui fu fatto credere che la causa dei propri dei mali non fosse da superare con l’aiuto dell’altro, ma, anzi, da raggiungere attraverso la soppressione del diverso.

Oggi, in quello stesso contesto socio-politico chiamato Europa ed affacciato sul Mediterraneo, altri popoli ed altre razze (la cui unica colpa è quella di essere nate in terre devastate da povertà e guerra) tendono la mano per chiedere aiuto. adele josiAltri, dall’Africa alla Striscia di Gaza, lottano invece per avere uno spazio in cui vivere: per ritornare a calpestare quella terra, oggi resa innaccessibile a causa di mura in cemento e cecchini pronti a sparare. Grida di speranza, represse troppo spesso dall’idiozia di forze politiche (che trovano facile consenso tra cittadini ridotti alla fame e volutamente privati di ogni senso critico), a cui bisogna guardare con attenzione.

Perchè è dall’incultura, dalla rabbia e dall’indifferenza che, storicamente, nascono quei mostri di cui oggi siamo costretti a piangere le vittime.

L’Occidente, e con esso (in particolar modo) potenze economiche e militari, che conoscono la sofferenza, quali la Germania ed Israele, hanno il dovere di recupare quel senso di comunità, solidarietà e condivisione di idee e progetti futuri, che millenni fa ebbero modo di contraddistinguere la cultura mediterranea.

Oggi più che mai, dalle macerie di ciò che fu l’antica Cuma, culla della Magna Grecia e prima colonia ellenica su terra ferma, abbiamo il dovere di chiedere alle classi dirigenti mondiali di guardarsi alle spalle: è lì che si ritrovano gli orrori della Storia; è lì che si possono recuperare gli strumenti utili ad impedire che gli stessi possano ripetersi.

Si depongano le armi della bramosia di potere, dell’avidità, della ricerca forsennata del nemico e del profitto.

Noi siamo figli di quella magnifica ed ospitale civiltà che qui, in terra flegrea, trovò le sue origini.

Josi Gerardo Della Ragione

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