Bacoli, la “Storia” è ovunque: le Cisterne romane di Bellavista – Foto

“A Vàcule addò scave scave…truove nu piezzo e’ storia”

Poche parole, grandi verità. Le ripeteva spesso mio nonno nato e cresciuto “ngopp’è puzzulane”, padre di famiglia, grande lavoratore della terra, esperto contadino e conoscitore di ogni pietra che partiva dalla sua abitazione sino all’amena Baia, dalla quale prese Imma: la donna che avrebbe sposato e amato per il resto della sua vita. Le ripeteva spesso proprio lui che, un po’ per lavoro un po’ per far prima, attraversava in fretta e furia le lande (una volta desolate) di via Bellavista per poi scendere “dint’è funne” attraversare il castagneto lì presente e giungere dalla sua amata, a Punta Epitaffio. A noi sembrerebbero chilometri, lui invece fin quando è stato tra noi ha sempre detto che il “traguardo” che lo attendeva rendeva il tutto molto più piacevole. Distanza compresa, anzi – visti i panorami – soprattutto la distanza.

Raccontava col sorriso che passata la “sella” di Baia, oggi sede del Parco archeologico, scendeva lungo il dorsante roccioso che gli permetteva di arrivare ai piedi del Tempio di Venere e lì, attraverso la darsena, superava il porto, la spiaggia per poi bussare alla porta di Imma. Questa storia, apparentemente inadatta allo stampo archeologico dell’articolo, sta però a ribadire un aspetto ben preciso del nostro paese. Un aspetto che mio nonno Gennaro ripeteva sempre, come una cantilena, a pranzo e a cena, durante le ricorrenze, le feste e le visite familiari. “A Vacule addò scave scave…truove nu piezzo e’ storia” Lui, che di mestiere faceva principalmente lo zappatore e che di buche e canali ne aveva scavati tanti, era cosciente della ricchezza della sua terra. Di origini umili, di erudizione e livello scolastico assente, mio nonno lavorava quotidianamente e viveva a contatto con quella stessa terra che oggi noi abbiamo visitato e dove abbiamo ritrovato le meraviglie che vi mostriamo in foto.

Meraviglie all’epoca usate, inconsapevolmente, per allevare maiali o stivare i materiali più disparati, sopravvissute sino ad oggi ma soffocate da sterpaglie e sporcizia, non valorizzate come meriterebbero. Eppure meraviglie che lasciano senza fiato, anche dopo millenni, specie se viste con occhi innamorati come i nostri e se osservate mentre ci si lascia ispirare dalle parole di Ciro Amoroso, conoscitore della materia ed esperto nel far “parlare” le pietre facendogli rivivere i fasti di un tempo. Ci siamo trovati per puro caso a passare per una di queste campagne, ci siamo fermati e siamo stati ospitati da una gentilissima sig.ra Maria che oltre alla piacevole accoglienza ci ha donato un tramonto con vista sul Lago Fusaro senza eguali.

Immaginare qui (come altrove), in questo sito sconosciuto o poco visibile, una cooperativa di giovani professionisti tra archeologi, giardinieri, operai, autisti, accompagnatori, mettere in sicurezza queste cisterne, custodirle, abbellirle con qualche fiore o luce ben posizionata, mostre di vario genere, offrire qualche degustazione alla luce del tramonto e molto altro ancora…dico…sarebbe così impossibile?

Mio nonno conoscerebbe la risposta. E voi?

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