La villa di Ortensio: quando l’oratore ospitò Cicerone a “Bauli”

anc241044_v1“Apud Baulos in parte Baiana piscinam habuit Hortensius orator in qua murenam adeo dilexit, ut exanimatam flesse credatur” – Presso Bauli, nella zona di Baia, l’oratore Ortensio ebbe una piscina, in cui curò tanto una murena, che si crede averla pianta morta. Plin. Nat. Hist. Liber IX – 81;

In epoca repubblicana il grande retore Quinto Ortensio Ortalo ospitò nella sua villa l’amico – rivale, nell’arte oratoria, Marco Tullio Cicerone che definì, nelle Dissertazioni degli Academica Priora, tritone e incantatore di pesci l’anfitrione, per la passione che questi aveva per la piscicoltura. Fu durante la sua prima apparizione pubblica, una causa retta nella Pro Quinctio (81 a.C.), che “l’arpinate” conobbe, come avversario prima e amico poi, Quinto Ortensio Ortalo.

Cicerone nacque ad Arpino (Fr) il 13.1.106 a.C. e morì nei pressi della sua villa di Formia il 7.10.43 a. C., per mano di sicari inviati dal triunviro Antonio. Nella villa di Bauli vi ambientò il Lucullus: “…da noi spesso venivano ricercate e discusse molte cose e una volta nella villa di Ortensio presso Bauli…”

Forse fu proprio da una delle terrazze della villa che, mentre con Catulo e Lucullo discettava d’eloquio o delle amate triglie di Ortensio, Cicerone : “Mirabile spettacolo! Noi qui da Bauli vediamo Puteoli e non possiamo vedere però il nostro amico Aviano, che forse passeggia nel portico di Nettuno”. – C. Avianus Flaccus era un negotiatores, un ricco mercante di Puteoli in età repubblicana. Nel 57 a.C. Pompeo Magno assunse la cura annonae, cioè la responsabilità dei rifornimenti granari di Roma e stabilì, tramite il potente oratore, una convenzione coi navicularii (capitani che equipaggiavano le navi a loro spese) e i mercatores (commercianti che possedevano navi) di Puteoli. Nel trattato erano previste facilitazioni e profitti per le loro attività commerciali, in cambio, però, di un preciso impegno per le forniture dei cereali per la capitale.

Cicerone, con due lettere inviate al governatore della Sicilia e conservate in frammenti (fram. 13, 75 e 79) chiese, all’alto funzionario, di impegnarsi nel facilitare i commerci dell’amico Aviano e dei suoi figli. La raccomandazione: una prassi antipatica che, purtroppo, si perfezionerà e consoliderà sempre più nel corso dei secoli – Passata sotto l’egida del demanio imperiale e ampliata tra la fine del I secolo a. C. e gli inizi del secolo successivo, per un lungo periodo della villa fu ospite l’imperatrice Antonia Minore, madre dell’imperatore Claudio. A Roma molto scalpore suscitò la notizia, tramandataci poi da Plinio il Vecchio, di come la bellissima imperatrice manifestasse il suo amore verso la murena preferita. L’amava tanto che la rese diversa, riconoscibile dalle altre, adornandola di aurei orecchini.

“In eadem villa Antonia Drusi murenae, quam diligebat, inaures additit, cuius propter famam nonnulli Baulos videre concupiterunt”. Plin. Nat. Hist. Liber IX – 81;
Agrippina, nuora di Antonia Minore e sventurata madre di Claudio Nerone, fu ospite di questa straordinaria residenza pochi giorni prima d’essere uccisa. L’occasione fu fornita a Nerone (59 d. C.) dalle feste quinquatrie, nelle quali si celebrava, dal 19 al 23 marzo, il culto della dea Minerva.

Racconta Tacito che Agrippina fu uccisa nella sua villa presso Baia da tre sicari inviati da Nerone: Obarito, Erculeio e Aniceto, quest’ultimo era il comandante supremo della Praetoria Classis Misenensis. Dal 69 d.C., anno della morte di Nerone, anche l’imperatore Vespasiano fu un assiduo frequentatore della residenza di Bauli, che si dilettò alla piscicoltura come tanti altri suoi predecessori. Tacito, nello stesso testo annota: “…ducitque Baulos, id villae nomen est, quae promontorium Misenum inter et Baianum lacum flexo mari adluitur…” – Questo è il nome di una villa che è lambita dal mare, nell’arco del lido tra il promontorio di Miseno e il lago di Baia -.

Forse è proprio di questa villa, che fu luogo rinomato per la villeggiatura, quasi quanto la vicina Baiae, ma rispetto ad essa offriva una maggiore quiete, che l’oratore e letterato latino Quinto Aurelio Simmaco, prefetto e console ai tempi di Teodosio, scrisse:

“…Lasciai quel luogo perché c’era pericolo che se mi fossi affezionato troppo al soggiorno di Bauli, tutti gli altri luoghi che mi restano da vedere non mi sarebbero piaciuti”.

Continua…

Gruppo Cultura – Freebacoli

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