Villa Ferretti, odissea senza fine: è ancora nel degrado

Si pubblica di seguito l’articolo, a firma del giornalista Franco Mancusi, pubblicato nella giornata di ieri dal quotidiano “Il Mattino”. Un focus particolarmente interessamente che pone nuovamente l’attenzione sul caso “Villa Ferretti”.

villa ferretti“All’alba, quando i primi raggi del sole accarezzano l’elegante sagoma di villa Ferretti, il mare cristallo di Baia si anima di cefalotti, salpe, boghe, occhiate, migliaia di altri pesci che vivono nella posidonia. Nell’area un profumo denso di mirto, salvia, limoni, rosmarino. Tutt’intorno, nel parco che abbraccia la cavea forse più spettacolare della costa flegrea, un trionfo di piante, alberi, fiori dai colori sgargianti.

Poteva essere un simbolo positivo della Cultura e della Legalità, l’occasione ideale per il riscatto dello Stato sulla mala vita organizzata. Scippata ai clan locali nel 2000, l’antica villa patrizia di Baia e il suo splendido parco circostante, invece, versano oggi in una condizione di desolante abbandono, dopo una prima fase di scandalose opere di restauro costate ben 3,5 milioni, in gran parte bruciati senza alcun risultato.

Una storia lunga, anzi un’odissea. Per la Regione Campania, che entro il mese di settembre si è impegnata a risolvere la vicenda, un grattacapo dai risvolti imprevedibili. Costruita sui resti di una residenza romana nei primi anni dell’ottocento, nell’angolo forse più incantevole della Baia cantata da Orazio, villa Ferretti costituì una meta privilegiata per i viaggiatori, artisti, poeti, scrittori che da tutto il mondo approdavano attirati dalle meraviglie dei CampiFlegrei.

Nel cuore del parco,come accennato, una cavea naturale per accogliere concerti e rappresentazioni di spessore. All’esterno, attraverso passeggiate incantevoli scandite da
«insulae» di antica fabbrica imperiale, i collegamenti con una spiaggetta appendice del maestoso Castello Aragonese di Baia. Sulla sponda opposta l’ingresso principale, nell’area oggi occupata da un cantiere navale privato. Dopo gli anni Settanta la decadenza, legata alla fine dell’ultima generazione Ferretti, il progressivo decadimento, infine la
svendita dell’intero parco con i nuclei immobiliari (ormai abbandonati e depredati di ogni prezioso arredo). Finita, per una maldestra operazione ereditaria, nelle mani del clan egemone nell’area flegrea, villa Ferretti era destinata a diventare un resort sul mare, con ristorante, piscine e spazi all’aperto per banchetti, matrimoni e altri eventi mirabolanti.

La svolta, invece, arrivò con la confisca, dopo una serie di denunzie, grazie ad una sentenza della Cassazione di Roma nel 2000, su istanza del ministero per le Finanze. Poi la
richiesta del Sindaco Antonio Illiano, fermamente impegnato ad acquisire l’oasi di Baia al patrimonio comunale. Cosa che avvenne quattro anni dopo, con una straordinaria manifestazione popolare e, nel 2006, un primo considerevole finanziamento di fondi europei (1,5 milioni) per avviare l’operazione di restauro che prevedeva l’allestimento nei tre piani della palazzina sulmaredi un centro internazionale per l’Archeologia sommersa e negli altri fabbricati minori di unmuseo della Pesca.

I lavori furono assegnati ad una società di imprenditori privati, sotto la guida dell’ufficio tecnico del Comune di Bacoli. Furono aperti due cantieri, uno per ilrestauro della splendida villa ottocentesca, l’altro per il ripristino delle passeggiate e degli spazi esterni del parco. Ben presto,però,i fondi si esaurirono e la società che aveva vinto il bando per il recupero chiese al Comune ed ottenne, nel 2010 un finanziamento ulteriore di 2 milioni, sempre dal capitolo dei fondi europei. Ma neppure questa corposa integrazione valse a sottrarre l’oasi flegrea al degrado e alle polemiche.

A complicare le cose si aggiunsero le turbolente vicende amministrative locali, con tre sindaci (Illiano, Coppola, Schiano) e tre diversi commissari prefettizi investiti nel giro di pochi anni dello stesso problema. A gennaio del 2014 l’attuale sindaco, Ermanno Schiano, decise di sospendere i lavori, contestando alla ditta esecutrice una serie di carenze, in particolare relative all’impiego di materiali scadenti nella delicata opera di ripristino degli edifici costruiti sul mare. Degrado, umidità, abbandono hanno ripreso il sopravvento.

Come se non bastasse, i lavori sono stati fermati da una serie di importanti scoperte archeologiche  nel parco e in mare, nei fondali dove si pensava di realizzare una scogliera di protezione. Nei giorni scorsi l’ultimo atto della Regione, che ha affidato il futuro di villa Ferretti alla commissione per il recuperodei beni sottratti alla malavita, presidente
il consigliere Antonio Amato. Arriveranno altri fondi?

Ai posteri l’ardua sentenza.”

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