Baia, mare di marmo: le ville degli imperatori da Augusto ad Adriano

1345220661779_SubBaia1Per gli antichi, Baiae rappresentava anche l’archetipo, vale a dire il modello stilistico-architettonico da emulare. Già nella tarda età repubblicana, per i vanagloriosi frequentatori della nobiltà romana, era diventata la “…Pusilla Roma” – Piccola Roma.

In quel periodo storico, un insieme di fattori: il clima mite, l’affascinante bellezza del paesaggio e le fonti termali naturali favorirono la nascita delle prime ville lungo il litorale. Simili a fortilizi militari erano le ville di Caio Giulio Cesare, Caio Mario e di Gneo Pompeo Magno, edificate in Regione Baiana. Nella tarda Repubblica ebbero ville a Baia: Clodia, moglie di Cecilio Metello, Publio Cornelio Dolabella e Crasso, famoso per l’amore che aveva per il lusso.

E’ stato dagli storici ipotizzato che, per lasciti od espropri, quelle residenze confluirono nel demanio imperiale, costituendo il nucleo di un Palazzo Imperiale che s’ingrandirà sempre più nel corso dei secoli. Le ville erano disposte a gradoni lungo un pendio declinante dolcemente al mare, secondo lo schema di regole strutturali e scenografiche dell’architettura a terrazze.

Esse erano abbellite da giardini pensili e giochi d’acqua, da statue e colonne di preziosissimo marmo, mentre i pavimenti e le pareti erano decorati da mosaici e splendidi affreschi.

Nuove esigenze, dettate da una sempre più crescente ostentazione della grandiosità, sollecitarono gli architetti romani a modificare i primigeni nuclei residenziali di età repubblicana. Ad essi aggiunsero nuovi e più sfarzosi edifici, o innalzarono residenze distinte con piscinae, ostriaria e cisternae, cosicché ogni imperatore poté competere in appariscenza e lusso col predecessore.

Nel corso del tempo furono ideati e realizzati monumentali edifici termali coperti a cupola, mirabili capolavori dell’ingegno romano, destinati ad accogliere i peccaminosi otia e i più svariati piaceri e interessi culturali della classe dirigente romana. A completamento di un’opera già di per sé faraonica, si edificarono portici su terrazze e si disegnarono viali per rilassanti passeggiate fra giardini di rose e di mirto. Tutto ciò, unito alla bellezza del paesaggio, conferì all’intero litorale baiano l’aspetto di un’unica, immensa, villa marittima.

Dopo Ottaviano Augusto e Tiberio, la residenza imperiale di Baia appare sempre più spesso come meta preferita dagli imperatori romani. Gaio Caligola, per celebrare al meglio il suo trionfo, fece costruire un ponte di barche che, passando per Baia, collegasse Puteoli a Bauli.

Claudio, dal suo Palazzo Imperiale da localizzare sulla cresta del banco tufaceo di Punta dell’Epitaffio, il 15 marzo del 46 emanò l’editto “De civitate Ananorum”, che conferiva la cittadinanza romana al popolo degli Anauni. Claudio Nerone v’ideò l’uccisione della madre Agrippina, delitto che proprio a Baia trovò modo d’attuarsi per mano di tre loschi figuri della Classis Misenensis – Aniceto, Erculeio e Obarito -.

Dopo un lungo periodo di rigore, promosso dagli Imperatori Vespasiano e Tito, col terribile Domiziano, sprezzantemente definito da Giovenale il “Nerone calvo”, Baia riassunse le stesse dissolutezze neroniane.

L’Imperatore Adriano vi morì il 10 Agosto del 138 d.C., colto da idropisia, dopo che per mesi aveva pianto la prematura morte Antinoo, il suo giovane e bellissimo concubino. Egli emise l’ultimo respiro nel “palazzo antico”, nome che verosimilmente indica la villa di L. Calpurnio Pisone, che proprio l’imperatore ristrutturò ed ampliò. Forse fu nel cavedio, nella rilassante quiete profumata dei giardini della villa che idealizzò, accompagnato dalla dolce lirica del mare baiano, il canto della sua piccola anima (Animula vagula blandula…) agli dei:

“Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo,
ora t’appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli,
ove non avrai più gli svaghi consueti.
Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari,
le cose che certamente non vedremo mai più…
Cerchiamo d’entrare nella morte a occhi aperti…”.
(Da “Memorie di Adriano” di Margherite Yourcenar)

L’erede al trono Antonino Pio e, successivamente, il vizioso e crudele Commodo, furono abituali frequentatori di Baia. Il fasto baiano riprese con forza grazie all’Imperatore Alessandro Severo, il quale edificò un “palatium cum stagno”, dedicandolo alla madre Giulia Mamea.

“In matrem Mammaeam unice pius,…
fecit in Baiano palatium cum stagno, quod
Mammaeae nomine hodieque censetur.
Fecit et alia in Baiano, opera magnifica
In onorem affinium suorum, et stagna
stupenda admisso mari”
(Vita Alex. Severi, 26)

Baia, a seguito della caduta dell’impero romano, subì il definitivo decadimento a causa delle guerre gotiche del VI secolo d.C. e delle invasioni longobarde. Ma le reali cause che portarono al decisivo abbandono della residenza Imperiale furono, soprattutto, dettate dalle intemperanze naturali provocate dal bradisismo flegreo, che ha generato, nel corso dei secoli, il più vasto giacimento archeologico sottomarino esistente al mondo: un mare di marmo.

Continua…

Gruppo Cultura – Freebacoli

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