Baia, “pusilla Roma”: il racconto della bellezza sommersa

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(foto: Ocenaus)

L’intera estensione di Baiae è solo in parte visibile sopra il livello del mare. Il resto, in seguito al fenomeno bradisismico, è sommerso ad una profondità variabile dai cinque ai dieci metri, estendendosi di oltre quattrocento metri in avanti rispetto alla linea di costa attuale. Solo nell’ultimo ventennio, grazie alle riprese aerofotogrammetriche e all’indagine di ricerca in acqua, condotta e portata a termine da noti studiosi flegrei (Gennaro Di Fraia, Nicolai Lombardo e dal compianto Eduardo Scognamiglio), si è avuta un’idea precisa dell’antico assetto dei luoghi.

L’insenatura di Baiae era abbellita da un lago costiero (Baianus Lacus) che, sormontato ad ovest dal palatium imperiale e cinto su entrambi i lati da splendide ville maritimae, comunicava col mare aperto tramite un monumentale canale navigabile, lungo 220 m. e largo 33.

Sul banco roccioso dove oggi si staglia l’imponente mole del Castello Aragonese di Baia, Nerone stabilì la sua residenza baiana, splendida e regale, da cui godeva del caleidoscopico scenario offerto dal golfo di Puteoli; sul lato opposto, a chiudere a oriente il seno di Baia, sopra il banco tufaceo di Punta dell’Epitaffio campeggiava il palazzo pretorio dell’imperatore Claudio, da cui fu emanato il famoso editto De civitate Ananorum1 che concedeva la cittadinanza romana al popolo degli Anauni.

Appena sotto la balza scoscesa del promontorio, il balbuziente e claudicante imperatore fece realizzare uno stibadium, collegandolo al lago tramite un canale navigabile.

Il vasto ninfeo di rappresentanza, la meravigliosa sala da mensa acquatica, era a pianta rettangolare (m. 18 x 9) con un’abside semicircolare sul lato corto di fondo e quattro nicchie rettangolari, simmetricamente disposte su ciascuno dei lati lunghi; i letti tricliniari, racchiusi in preziose Klinai (spalliere marmoree del triclinio), erano posizionati su di un podio, sopra un’enorme vasca centrale: due sul lato corto di fondo e almeno quattro su ciascuno dei lati lunghi. Il tutto, poi, era impreziosito da marmi policromi, statue, finta roccia e stalattiti, che caratterizzavano l’impianto baiano, conferendogli una suggestiva quanto unica e ricercata scenografia d’assieme.

A seguito del grande interesse che aveva suscitato nel mondo scientifico e accademico la fortunosa scoperta nel 1969 delle splendide iconografie di Ulisse e di Bajos, nel 1981 la Soprintendenza pensò di realizzare un’indagine di ricerca nell’area antistante Punta dell’Epitaffio.

A coordinare i lavori fu chiamato il prof. Bernard Andreae, grande archeologo e fine conoscitore del mondo odissiaco. L’indagine di ricerca archeologica sottomarina portò a straordinari risultati: la scoperta prima di una statua di Dionysos con pantera e di un’altra inneggiante sempre al figlio di Zeus e Semele (Dionysos con corona d’edera e grappoli d’uva) fece fin da subito ipotizzare che a Baiae vi fosse un atelier di scultori di matrice prassitelica. Lo scalpore che suscitò il rinvenimento della copia ritratto di una bambina appartenente alla Gens Claudia (Ottavia Claudia?) e di tanti altri importanti reperti architettonici, di resti di statue e di frammenti marmorei, attualmente in esposizione nel Museo Archeologico dei Campi Flegrei, ebbe il suo culmine nella primavera dell’82 con il rinvenimento di Antonia Minore, madre dell’imperatore, seconda figlia del triunviro MarcoAntonio e di Ottavia, sorella di Ottaviano Augusto.

La scoperta di due misere tombe ad enchytrismos2, una posta ai piedi di Bajos, l’altra inserita nell’abside e collocata alle spalle del ciclope, attestavano un dato essenziale: l’area era stata frequentata almeno fino al III – IV sec. d.C., divenendo cimiteriale.

Solo dopo era sopraggiunto il bradisismo, con il lento inabissamento del sito.

Ad Est della sala da mensa acquatica di Claudio si estende una vasta area termale accanto alla quale si stagliano i ruderi di un altro ninfeo caratterizzato da una elaborata planimetria emidecagonale triabsidata, preceduta da un prospetto tetrastilo con colonne di marmo nero. Tale complesso occupa una superficie di m. 62×27 e risale agli ultimi decenni del I sec. d.C.

La Villa di Lucio Calpurnio Pisone

Poco oltre, a circa 132 m. a Sud-Est di Punta Epitaffio, si colloca l’enorme villa maritimae appartenuta alla celebre famiglia dei Pisoni. Sotto un cielo d’acqua, lì dove oggi è una verdeggiante distesa di alghe, un tempo c’era un parco compreso tra il Palazzo di Claudio e la Villa dei Pisoni. Edificata nel I sec. d.C., grazie al fortuito rinvenimento di una plumbea fistula aquaria recante la scritta L. Pisonis, fu radicalmente ristrutturata in epoca adrianea (117-138 d.C.), quando ormai faceva parte del Demanio dei Cesari.

Quel che è stato rilevato, includendo ai corposi resti della villa anche bacini d’approdo e peschiere, copre un’area di metri 295 x 270, a cui bisogna aggiungere altre parti periferiche che giacciono sotto un fitto viluppo di alghe e di sabbia. La villa marittima costituiva un vero e proprio capolavoro di stile architettonico e d’ingegneria idraulica (la residenza si prolungava nel mare per ca. 110 m), esaltandosi nella ricchezza scenografica dell’acqua, che parzialmente la cingeva, nella presenza di pregiati marmi, mosaici, giardini pensili e corridoi definiti da colonne.

La facciata nord, rivolta verso la via Herculanea e Punta Epitaffio, incorniciata fra una terma a est e da un ninfeo a esedra ad ovest, si innalzava su un portico lungo oltre 111 metri, scandito da archi su pilastri. Essa era animata da ben 15 grandi nicchie curvilinee, inquadrate da semicolonne corinzie impostate su un podio, presentava un’edicola plasticamente rilevata in ciascuna cavità e si elevava per almeno due livelli. La parte più esposta ai capricci del mare, che comprendeva l’imponente quartiere marittimo con piccoli ambienti di soggiorno, cisternae e un vivarium, era definita da un poderoso sistema di protezione foranea composto di un consistente numero di pilae (barriere frangiflutti).

Delimitata sia ad Oriente sia ad Occidente da ambulacri, vantava ben tre approdi privati, piscinae in litore constructa, cisterne, horrea (magazzini) ed uno scenografico viridarium (cortile). Ore spensierate vi trascorse Nerone, non immaginando che alle sue spalle i congiurati, capeggiati da Pisone, avevano espresso il desiderio che proprio lì dovesse compiersi il regicidio.

Ma Gaio Pisone rifiutò, ritenendo non idonea la sede. Quando nel 64 d.C. la congiura fu scoperta, Gaio subì la confisca dei beni e fu costretto al suicidio.

Della villa confiscata da Nerone, non resta più nulla, se non poche tracce: tutti gli elevati sono frutto dell’ingegno di Adriano, perciò sarebbe oggi più corretto definire l’intero complesso “Palazzo Adrianeo”, piuttosto che “Villa dei Pisoni”.

Il “Palazzo Antico” di Adriano, la villa dei Pisoni, era una residenza d’elite, poiché vantava ambienti termali privati, ricercati nello stile, stuccati a rilievo, impreziositi da artistici mosaici e da marmi policromi, mentre le rielaborazioni iconografiche del classicismo greco e le pitture parietali ne completavano il già appariscente disegno scenografico.

Baiae, come Puteoli, era fornita di un vero e proprio atelier di scultori, abili nel riprodurre capolavori dell’arte greca del V, IV, III e II secolo a.C.

Artisti mirabili dello spessore di Fidia, Lisippo, Kalamis, Agoracrito, Mirone, Kresilas, Prassitele, Policleto, Skopas furono tra i più commissionati e copiati. Il graeculus Adriano si spense a Baia il 10 luglio del 138 d.C., all’età di 62 anni, 5 mesi e 17 giorni. Nel congedarsi dalla vita terrena, lasciò ai posteri una breve poesia in cinque versi:

Animula vagula blandula
hospes comesque corporis,
quae nunc abibis in loca
pallidula rigida nudula
nec ut soles dabis iocos!
Traduce M. Yourcenar:

“Piccola anima smarrita e soave,
compagna ed ospite del corpo,
ora t’appresti a scendere in luoghi incolori,
ardui e spogli,
ove non avrai più gli svaghi consueti”
(Memorie di Adriano)

Continua…

Gruppo Cultura e Beni Acheologici – Freebacoli

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