“Per qualche dollaro in più”, a Bacoli arriva la 100 euro elettorale

per-qualche-dollaro-in-pi-5047694c167e1Per qualche dollaro in più

E’ un film del 1965, il secondo della cosiddetta trilogia del dollaro, insieme a per un Per un pugno di dollari, 1964, e il Buono, il Brutto, il Cattivo, 1966, diretto da Sergio Leone e interpretato da Clint Eastwood. Ovviamente, punto d’incontro delle tre pellicole è il regista e la tematica che dà nome alla trilogia: il tempo. Questi tre film hanno alla loro origine il tempo con la sua vertigine (così dice Morandini nel suo dizionario dei film) e si svolgono in un’epoca dilatata, generando, di conseguenza, una notevolissima durata della pellicola.

Ebbene, a circa cinquant’anni dall’ultimo ciac, quasi nessuno sa che proprio Bacoli è stata scelta come location per un remake del film “Per qualche dollaro in più”. L’ambientazione della nuova pellicola, non sarà più in Andalusia, come nei film della “trilogia del dollaro”, e nemmeno nella Monument Valley, come accadde per “C’era una volta il west”, ma nelle brulle e desolate strade di via Lungolago.

Nel tourbillon di notizie vere e un attimo dopo smentite, si è venuto a sapere, da voci che girano incontrollate, che il remake non sarà prodotto dalle Majors di Hollywood, né avrà un regista di fama alla Sergio Leone, né attori di grosso calibro, come Clint Eastwood, Gianmaria Volontè, Eli Wallace, Henry Fonda, Charles Bronson, ma sarà realizzato coi pochi euro delle magre casse comunali (se ci sono), avvalendosi della scaltra esperienza di un regista scenografo e di attori di terza fascia.

E’ di poche ore fa la notizia fresca fresca che, stando ai beninformati, molto scalpore ha suscitato in città: sembrerebbe che il canovaccio del film non sia tanto nuovo e nemmeno tanto originale. Infatti, dalle ultime di cronaca, il titolo provvisorio dovrebbe essere “Per qualche euro in più”.

Un’adeguazione ai tempi.

La trama, ad essere onesti, in alcuni dei suoi punti è molto nobile e meriterebbe la nostra ammirata partecipazione, se non fosse per un paio di piccoli sfuggenti particolari, volutamente bypassati o non messi in conto dal regista scenografo e dal suo coautore attore.

Dato che tratta argomenti meritevoli di rispetto, quali: “il contrasto alla povertà e fondi per le famiglie indigenti”, e proprio perché vanno a toccare la nobiltà della povertà, ovvero la sfera intima e privata delle persone disagiate, presumiamo che tematiche così importanti e delicate vadano quantomeno rispettate, trattate coi guanti di velluto e non con la clava. Questi temi sono di tale profonda nobiltà, verso i quali ognuno dovrebbe inginocchiarsi e fare ammenda. Temi che, per due non trascurabili motivi, crediamo potrebbero essere stati macchiati dai loro stessi ideatori: il primo perché è solo un deja vu, un film già visto; il secondo, è il tempo.

Il deja vu

…Le allegre avventure pruriginose sul lettone di Putin, dell’ex Cavaliere Silvio Berlusconi in quel di Arcore, gettavano fango sull’azione politica del Governo Italiano, macchiandone – irrimediabilmente – la tenuta a livello Nazionale e la condotta politica e morale in campo europeo e internazionale. Un giorno sì e l’altro pure, non c’era giornale politico, scandalistico o talk show televisivo che non parlasse della giovane minorenne Ruby, marocchina di nascita, con un lampo di genio fatta passare a nipote del Presidente egiziano Mubarak. Uno squallido e decadente mondo rosa abbruniva il rosso. Difatti, laddove aveva fallito la blanda politica della sinistra, c’era riuscito l’inconsapevole e disinvolto operato delle signorine dell’Olgettiva, aprendo crepe sempre più profonde nell’alleanza politica della maggioranza di Governo, pregiudicandone la tenuta.

Fini, relegato ai margini del Governo, non sentendosi alienato ai dogmi di un’azione politica fallimentare, pensò bene di sbattere la porta e di andarsene, abbandonando il “drago” di Arcore al suo destino, preannunciando la fine della sua un’avventura politica. Gli scandali a ripetizione, le scompisciate di risa di Angela Merkel e di Nicolas Sarkozy segnavano il passo del piccoletto di Arcore, avviandolo verso il viale del tramonto politico.

Il Governo tirava a campare, i sondaggi non erano affatto confortanti ed il consenso popolare era scemato a numeri decimali. Ma quell’allegra banda di malfattori non aveva alcuna intenzione di mollare l’osso; aveva bisogno di nuova linfa vitale, per rigenerarsi dalle continue bordate che arrivavano dal Palazzo di Giustizia di Milano. E Lele Moro, Emilio Fede e la Minetti erano fra queste. Fu così che il professorino Giulio Tremonti (così definito da Giuliano Ferrara), pur di far proseliti a ogni costo, si avventurò su un terreno scivoloso, ideando un “bancomat” anonimo, di colore azzurro, del valore di 40 euro mensili.

Era il 2008, precisamente il 26 novembre, quando l’allora Ministro del Tesoro Giulio Tremonti, in pompa e con la erre moscia presentò la sua Social Card alla stampa: un “bancomat” da 40 euro mensili destinato a 1milione e 300 mila persone, per chi aveva più di 65 anni o con figli entro i 3 anni, con un reddito massimo di 6000 euro.
A chi gli faceva notare quanto becero populismo c’era in quel provvedimento, questo signore ebbe il coraggio di rispondere: “…Saranno pure poche 40 euro mensili, ma a tanta gente faranno comodo”. Una retorica che definire da basso impero è finanche troppo poca.

Altrettanto da conservare negli “annali” dei ricordi è ciò che disse quel “cristiano” di Carlo Giovanardi in piena recessione, peraltro sempre colpevolmente negata dal Governo che costui appoggiava: “Cosa devo dire io… non mi posso permettere neanche una pizza (sic)”. E quanto affermava il mitico ex Cavaliere, rispondendo alle perplessità adombrate sul provvedimento dalla “solita sinistra catastrofista, sfascista e comunista?”. “Non c’è posto sugli aerei e i ristoranti sono tutti pieni”, disse.

Il resto ve lo risparmio: è storia! Ricordo solo che lo spread arrivò a 570 punti e che l’intera Europa (finanche lo Zimbawe), ci rideva in faccia. Come poi è andata a finire, sta sotto gli occhi di tutti: nel tracollo economico-occupazionale, nella disperata disperazione del vivere quotidiano.

Certo, possiamo sbagliarci, ma notando una qualche strana analogia fra il provvedimento adottato dal Governo Berlusconi e quello messo in campo dal Governo cittadino, a noi sembra tanto un deja vu: stesse modalità farraginose e offensive per i richiedenti, stessa barcollante situazione politica.

Il tempo

Lo ministro maggior della natura… Che col suo lume il tempo ne misura (Dante).

Stando a quel poco che ci è capitato di leggere, di ascoltare e di analizzare attraverso i servizi televisivi, a noi parrebbe, se non ricordiamo male, che la congiuntura economica abbia avuto inizio un po’ di anni fa, precisamente dal 2004. Una crisi devastante, che ha fatto danni in ogni settore della nostra società, causando morte e devastazione sociale, aprendo ferite non ancora emarginate nei diversi comparti socio-produttivi e occupazionali.

Quindi, è con leggero stupore ed altrettanta incredulità che accogliamo questo dispositivo, ritenendolo anacronistico e demagogico. Cerziorare la cittadinanza con un atto amministrativo vestito a festa, bardato di parole adulatorie e velleitarie, solo per cattivarsi le simpatie di un popolo tenuto in angustia dalle tasse e dalla fame, ci sembra un po’ troppo oltreché offensivo.

Per favore, siamo seri, non scherziamo!

Bacoli vive in povertà. In questi anni a decine sono stati gli esercizi commerciali costretti a chiudere. Centinaia sono le famiglie indigenti violentate dalla crisi, obbligate ad indebitarsi per comprare il pane… p’appiccià u’ fuoco. E’ triste, se non addirittura offensivo, che solo oggi ne prendiate coscienza e visione, dopo quasi quattro anni di latitanza dal problema.

Anche se mai avremmo voluto porle, in virtù di queste strane incongruenze, qualche domandina siamo costretti a farvela:

  1. Perché, solo ora è stato varato questo provvedimento?;
  2. Se è vero, com’è vero che la crisi ha avuto inizio un po’ d’anni fa, come mai ve ne siete accorti il 15.04.2014?;
  3. In tutti questi anni, caro Sindaco e caro Assessore alle Politiche Sociali, per cortesia, ci dite dov’eravate?
  4. Oltre a passare momenti di otia chi sa dove, come mai oggi chiedete a gran voce che anche il Governo faccia la sua parte?
  5. Ma alle scorse amministrative, non foste voi a chiedere ai cittadini di votarvi, per creare un’unica filiera di centro-destra, ovvero Provincia, Regione e Governo Centrale?
  6. Come mai in tutto questo lasso di tempo, a filiera bella che formata, la Provincia, la Regione e il Governo Centrale hanno nicchiato?
  7. In quale assolata spiaggia dorata eravate per far fronte al problema?
  8. Di chi le colpe?

Domande che, indubbiamente, saranno inevase dal palazzo, ma troveranno SICURE risposte fra i cittadini…

Secondo noi questo provvedimento, sia pur importante, giunge fuori tempo massimo. Insomma, per farla breve, questo provvedimento puzza e anche tanto di meschinità, vista la mancanza di trasparenza e di chiarezza.

Direbbe Totò, il grande principe della risata: “A quanto ammonta il danno?”. Nessuno lo sa! Nessuno sa l’ammontare delle somme disponibili, né per quanto tempo è prevista l’erogazione delle 100 euro.

Per avere un quadro completo di questo vero e proprio dramma sociale (…per ridurre il numero dei nuclei familiari che versano in condizioni economiche difficili), a parer nostro sarebbe stato più logico prima realizzare una banca dati, atta a monitorare e ad analizzarne la portata, e poi affrontare le emergenze laddove i casi più urgenti l’avrebbero richiesto.

Ma, se da come si evince, il tanto sbandierato provvedimento altro non è che un pietoso inganno elettorale, la storia vi fa sapere che è un deja vu, un film già visto! E sappiamo anche come è andata a finire. Dovete sapere, ma forse lo sapete già, che neanche il pur bravo mago Silvan sarebbe stato tanto capace di realizzare uno spettacolo così suggestivo, messo in campo con cotanta illusoria maestria ammaliatrice, artatamente costruito per raccattare qualche voto in più.

Nelle Satire, il sommo Orazio scriveva: “Est modus in rebus” – C’è una misura nelle cose – Ecco, noi crediamo che questa misura sia stata ampiamente superata. E’ il tempo che ve lo dice.

Chissà che, invece di “Per qualche euro in più” (in cambio di), non dovevate girare il remake del film “Giù la Testa”. Così, tanto per chiedere scusa ai cittadini.

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