Bacoli, stadio chiuso ai tifosi: il Comune lascia gli spalti senza bagni chimici

stadio tony chiovatoPer la serie: incredibile, ma vero. Si giocheranno tutte a porte chiuse le prossime partite di calcio allo stadio “Tony Chiovato” di Baia.

Il Comune di Bacoli, così come accade da mesi, non assicura la presenza di bagni chimici all’interno della struttura di via Castello, e sbarra i cancelli d’ingresso per il pubblico. Gli spalti diventano così inagibili per ospitare sia sostenitori locali che quelli giunti in trasferta.

Partirà da domenica la chiusura forzata delle gradinate con vista Castello Aragonese. A patirne le conseguenze sarà il Giugliano Calcio, team di Eccellenza in cui milita l’ex storico capitano della Sibilla, Giuseppe Costagliola.

La squadra napoletana, impossibilitata ad utilizzare il proprio campo da gioco, ha preso in fitto lo stadio “Chiovato” per la gara interna contro il Miano. Dovendo però prendere atto della chiusura degli spalti, causa assenza di bagni chimici.

E la colpa è del Comune di Bacoli.

L’impianto, difatti, non solo è proprietà pubblica ma, da quest’anno, è completamente gestito dal municipio. Per questo motivo, oltre la manutenzione del bene, l’ente locale dovrebbe assicurare anche la presenza di minime strutture igieniche capaci di ospitare le centinaia di persone che, ogni settimana, siedono sulle gradinate biancoazzurre.

Senza questi requisiti minimi (di civiltà), chi fitta il campo è costretto ad usufruire solo del manto da gioco. Per un match da svilupparsi a porte chiuse.

E se domenica toccherà al Giugliano, nei giorni successivi sarà la volta delle compagini locali: dalla Sibilla, alla Virtus Baia, passando per l’Atletico Cuma, la Carpisa e le numerose rappresentative giovanili della scuola calcio sibillina.

A tutte, senza interventi immediati, verrà negata la possibilità di essere accompagnate sugli spalti dal proprio pubblico.

Sport negato

Doppio, anzi triplo schiaffo per una città dove gli stadi sono passati nel giro di pochi anni da tre ad uno. Con la scomparsa, l’una definitiva e l’altra per colpevole abbandono, degli impianti “Maremorto” e di Cuma.

Di questo passo, anche il “Tony Chiovato” sarà destinato ad un destino di certo non dissimile.

Chiudere gli stadi, peraltro per via del mancato investimento di poche centinaia di euro al mese, rappresenta l’ennesima sconfitta per un’amministrazione incapace di creare e salvaguardare spazi sociali e di aggregazione. Chiudere gli spalti significa lasciare in strada quelle centinaia di ragazzi e ragazze che affollano le gradinate in occasione degli incontri interni delle rappresentative cittadine. Chiudere le gradinate significa negare la possibilità al pubblico ospite di poter giungere a Bacoli per poi, dopo il match sportivo, restare in paese per godere delle bellezze flegree.

Il timore dello scempio di Cuma

Salvaguardare lo sport, e gli impianti pubblici, rappresenta il minimo indispensabile per un’amministrazione che intenda perlomeno assicurare l’ordinario. Se non è ne capace, allora si adoperi per prevedere la gestione cooperata, attraverso un tavolo tecnico ad hoc, da parte delle rappresentative sportive presenti sul territorio.

Oggi senza bagni chimici, domani senza luce, dopodomani senz’acqua. Poi il terreno da gioco diventerà impraticabile.

E’ un film già visto: il cui finale è da anni “apprezzabile” (in bella mostra) in via Cuma.

Evitare l’ennesimo scempio non è più una possibilità, ma un dovere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.