Mdp, l’amarezza del borgo San Giuseppe: “Il sindaco Iannuzzi ci mente da 4 anni”

borgo san giuseppeUn grande tabellone su tela posizionato al di qua dell’altare riporta i numeri da 1 a 90. Sono i numeri della tombola, proiettati, attraverso un computer sul “grande schermo” che, di volta in volta, illumina quelli estratti, a sorte, da decine di bambini. Ad accompagnarli ci sono genitori, zii, nonni. A fare da tavolo su cui poggiare le cartelle del gioco, i banchi della chiesa. E la Parrocchia di San Giuseppe, sita nella zona compresa tra il Cercone e via Montegrillo a far da cornice.

E’ infatti all’interno dell’edificio sacro che venerdì scorso, 27 dicembre, la comunità dell’omonimo rione si è riunita per salutare l’anno che volge al termine attraverso una simpatica serata in allegria, in cui grandi e piccoli si sono ritrovati insieme nel tradizionale gioco della tombola e a gustare le prelibatezze e i dolciumi classici delle festività natalizie. Su di un tavolo antistante l’ingresso della navata centrale, una bottiglia di spumante, l’augurio che il nuovo anno possa essere proficuo alla pari e anche più di quello appena trascorso, all’insegna di iniziative benefiche, spettacoli, percorsi di comunione e di fede.

E, il tutto, paradossalmente, in un’aria di profonda amarezza.

Sì, perché un solo numero riecheggiava e riecheggia tutt’oggi nelle menti e nei cuori dei fedeli della parrocchia di Monte di Procida: il 4. Gli anni trascorsi da quando il sindaco della città, Francesco Paolo Iannuzzi aveva assicurato alla comunità che presto avrebbe avuto “ciò che gli spetta”. Si tratta, nella fattispecie, di un corpo di fabbrica annesso alla parrocchia, fatto erigere grazie all’impegno e alla volontà del reverendo Don Loreto Schiano intorno agli anni ’50 affinché, una volta ultimato, potesse essere adibito ad orfanotrofio oppure a rifugio per poveri. Ma i lavori per la realizzazione di questi locali non sono mai terminati e, ad oggi, del fabbricato in mattoni non ne rimane che lo scheletro interno, tra l’altro in stato di abbandono e da sessant’anni circa privo della benché minima opera di manutenzione e messa in sicurezza.

borgo san giuseppeLa chiesa, dal canto suo, frequentatissima dai residenti in zona e non, risulta essere provvista soltanto della sala sacra in cui celebrare la messa e di due locali in cui si impartiscono lezioni di catechesi. Di un luogo di aggregazione, spazi ampi ove poter svolgere le più disparate attività comunitarie, neppure l’ombra. Da qui, negli anni, la capacità di sapersi “arrangiare”, tra la disillusione per una promessa non mantenuta e l’indifferenza di chi, in tempi di campagna elettorale, assicurerebbe di tutto. Persino fabbricati, purtroppo, di proprietà privata. Ed è proprio quest’ultimo il nodo cruciale di una questione che non sembrerebbe intravedere alcuno spiraglio di luce. E neppure di chiarezza. Ma facciamo un passo indietro e ripercorriamo, brevemente, la storia della Parrocchia di San Giuseppe, dalla sua prima pietra ai nostri giorni.

Come anticipato, gli edifici vennero innalzati per volere dell’allora parroco montese utilizzando il suolo donatogli dai suoi tre cugini. Alla morte di Don Loreto, però, dalla lettura del suo testamento si scoprì che il parroco aveva lasciato il grande fabbricato adiacente la chiesa in eredità ai discendenti dei tre cugini che, negli anni ’50 donarono il terreno per l’edificazione. Quindi, come per legge, il fabbricato mai ultimato è diventato proprietà degli eredi dei tre cugini del prete mentre, la chiesa è rimasta ai fedeli.

Ad intervenire personalmente sulla faccenda, quattro anni fa, fu proprio il sindaco Franco Iannuzzi annunciando la volontà di procedere all’esproprio dell’edificio nel caso in cui gli attuali proprietari non avessero donato il fabbricato alla comunità. Più e più volte, infatti, nel corso degli ultimi anni, i Vescovi che si sono succeduti alla guida della Diocesi di Pozzuoli hanno convocato i numerosi eredi del parroco speranzosi che si giungesse ad un compromesso affinché venisse rispettata l’iniziale volontà dei propri parenti.

Ma invano. E, al danno, la beffa.

borgo san giuseppe“Faremo un esproprio per pubblica utilità – annunciava in pompa magna il sindaco Iannuzzi nel novembre 2009 su di una testata giornalistica locale – perché la comunità ha bisogno di tale spazio, da 60 anni abbandonato a se stesso”. E, rincarando la dose, aggiungeva: “E’ giusto che tali locali siano finalmente utilizzati per fini benefici e sociali. Restituiremo ai cittadini del Rione San Giuseppe spazi importanti per giovani ed anziani, dandoli in comodato d’uso alla Parrocchia. Rione San Giuseppe avrà la possibilità di sfruttare a pieno quella struttura da troppo tempo abbandonata per farne un uso sociale”.

Purtroppo, dunque, parafrasando il proverbio latino “Verba volant, facta manent”, non resta che un’amara constatazione: alla lunga le parole cadono, quelli che rimangono sono i fatti. E la “Tombolata di Natale” tra i banchi della sala sacra è testimonianza, concreta, che i buoni propositi del sindaco Iannuzzi probabilmente si sono smarriti. Così, a pochi giorni dall’Epifania, l’auspicio della comunità non può che essere uno soltanto: come i Magi seguirono la stella cometa per raggiungere la Grotta del Bambin Gesù, così Iannuzzi prenda nuovamente a cuore l’appello dei suoi cittadini e indirizzi i propri sforzi al raggiungimento della meta promessa.

Melania Scotto d’Aniello, i cittadini residenti nel quartiere San Giuseppe

Si ringrazia l’associazione Freebacoli per aver accolto la richiesta di pubblicazione.

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