Prostituzione e abusivismo, la “via del mare”: viaggio nel post-umano – Foto

Viaggio nel post-umano – Parte prima

lido licolaDai Lidi sequestrati alle foci del depuratore di Cuma. Il Day after è già avvenuto. Ero stato in questi luoghi venti, venticinque anni fa. Lidi e territori tutto sommato ancora  luoghi dell’umano, sebbene alcuni segni di degrado ne facessero presumere la fine. In venticinque anni ecco la catastrofe, il tempo, l’incuria, l’abbandono e la miseria ha desertificato tutto, spiagge, pineta,quel poco di comunità spuria che – intorno ad un’economia d’accatto, priva di risorse reali se non nell’effimero ticket che villeggianti del giuglianese, prima e di anomali visitatori russi e ucraini dopo assicuravano a costruttori edili, proprietari di terreni, politici e ras locali corrotti, una serie di agenzie di servizio fantasma e dietro ancora l’ombra lunga delle ganghs sul territorio – prosperava alimentando un’onda di immigrazione clandestina, spaccio di droga e prostituzione.

Il miraggio promesso di un villaggio Coppola, nuovo modo di costruire un paesaggio neo-texano, o di Baia Verde, muore, si decompone in uno scenario raccapricciante. Siamo qui al lido Smeraldo perché un uomo si è legato ai cancelli ed insieme ad altri colleghi cui sono stati sequestrati i lidi da un’ordinanza di un giudice, fanno una strana lotta, credo per sopravvivere alla morsa della crisi. Non hanno pagato la concessione, questo il motivo dei sigilli. Dunque la scena è un’autoambulanza, una macchina dei carabinieri , un video operatore e gente , una decina, che convince il loro collega a mollare , a farsi ricoverare perché da una settimana in sciopero della fame. Gli amici, i colleghi dicono che era ridotto proprio male. Parliamo con Rocco del Tramonto d’oro e ci spiega che tutta l’Italia, tutti i Lidi della zona sono in queste condizioni. Ci salutiamo e ci diamo appuntamento a settembre per discuterne meglio. Già perché sembra che tutti abbiano ragione e tutti contemporaneamente abbiano torto.

La periferia di Bagdad

Siamo oramai nella terra di nessuno dove ognuno sfrutta le opportunità che crede meglio, in luoghi dove l’autorità delle istituzioni non esistono, o fanno finta di non vedere, o sono complici e causa di tutto questo. Prima di venire qui siamo passati per una città fantasma , ai limiti tra Pozzuoli, Cuma e Giugliano. Un villaggio di case che somiglia alla periferia di Bagdad subito dopo un bombardamento. Degrado è poco: miseria, abbandono,case abbandonate e persone che vagano per questi cancelli-case, ombre che sembrano animali di una condizione post- umana. Con un sole che batte inclemente e rende tutto simile alle periferie di Mexico City.

Album di foto

E poi un’altra scena da Alabama City tra 1929 e musiche depressionarie alla Tom Waits: un nero che fa la guardia ad una discarica abusiva, la custodisce ed offre un servizio per 50 centesimi agli abitanti della zona che fanno crescere questo cumulo maleodorante cedendo il loro sacchetto al nero. Che siede lì a pochi passi dalla sua miniera di sopravvivenza. Ad Harlem, e poi nelle altre metropoli americane, questi fenomeni erano noti già dagli anni ottanta dove la popolazione povera dei ghetti incominciava a costruire veri e propri depositi di ogni cosa. Accattonaggio, rivendita di ciò che si poteva rivendere.

Di lì a pochi passi un’altra scena di normale , strana forma di condizione mutante, una nuova forma di schiavitù: giovani donne di colore si prostituiscono in un paesaggio surreale e decadente. Case distrutte , abbandonate, ogni tanto quel che rimane del sogno di creare una striscia di lungomare da spiaggia: hotel in stile kitch, sovrabbondandi di tutto…

Eskaton, mondo dei rifiuti

giuglianoEntriamo nel Lido e ci appare uno spettacolo allucinante: non c’è nulla, non ci sono servizi, assi vecchie e quel che più conta roba abbandonata in un tentativo di catasta sordida, non si capisce come qualcuno possa venire qui e pretendere di farsi un bagno. A pochi chilometri da un incubo che si chiama “depuratore di Cuma”. La via del mare è ancora più  deserta, con muri che disegnano una situazione da lagher anch’esso abbandonato, con lampioni per l’illuminazione che cadono a  pezzi letteralmente. E più in qua ecco apparire in una scena da Day after un lido-spiaggia libera, un vialetto succedaneo con cumuli di monnezza ai lati, in uno scenario da campo nomadi. Sotto le travi di scheletro di cemento armato, tentativo non riuscito di costruire un edificio in abuso con ferri arrugginiti che escono da ogni parte. Mi viene in mente Mamma Roma di Pasolini e che in un documento video shokkante rilasciò un’intervista profetica da una discarica extraurbana di Roma sulla fine del mondo in una immensa discarica di sacchetti di plastica. Eskaton è il titolo di tutto questo, civiltà dei rifiuti.

In questo edificio paesaggio del post-umano ci accoglie Mimmo attratto dal cineoperatore e da noi. E’ un tipo simpatico che in quattro e quattrotto, ci spiega cosa fa lui lì: tiene curata la spiaggia,fa da parcheggiatore, si è inventato un lavoro per sopravvivere, è uscito da galera da cui entra ed esce, ha un figlio con ritardo mentale e fa questo perché in carcere non ci vuole più andare. Lo convinciamo a rilasciare un’intervista. Ma di Mimmo ne tratterò nel secondo reportage sul viaggio nel post-umano, perché merita un trattamento di riguardo, unico eroe in questo mondo di fantasmi e di persone che, strette dalla miseria, simulano un tentativo di vacanza in riva al mare. Simulano, fanno finta, ma la loro è una vita da disperati  in un mondo che non ha più nulla di umano.

Tribunale di Norimberga

licolaTerminiamo questo viaggio al depuratore di Cuma e alle foci maleodoranti che immettono nel mare una quantità enorme di liquami fetidi. L’aria è da mefeta. Poco distanti gabbiani da film horror beccano tracce di quel liquame sulla spiaggia, nuda, deserta che arriva fin sotto i confini di Bacoli, ai lidi dichiarati balneabili dal Comune. Una carcassa  auto incendiata è il preludio, proprio vicino alla foce. Non sappiamo che dire, finiscono le parole, incomincia la nostra invettiva ai microfoni dell’operatore. Bisognerebbe istituire un tribunale speciale, istituire una nuova Norimberga, e chiedere conto  a tutti, di questo crimine orrendo.

Un viaggio dunque ai confini della realtà in una terra che offre invece mille opportunità di rinascita e di sviluppo equilibrato del territorio. Ma bisogna prima bonificarlo, o i nostri figli nasceranno già morti, bisogna dichiararla zona ad alto rischio ambientale e per vent’anni e forse più bonificarlo da cima a fondo. E poi infine fare di tutta la zona un Bioparco con al centro Il Museo Archeologico sulla civiltà meridionale tra i più belli del mondo,Il Museo Archeologico dei Campi flegrei, a pochi chilometri dal disastro, anch’esso abbandonato, senza custodi e guide, con le sale chiuse un’omertà silenziosa di tutti, amministratori, intellettuali, politici assenti o immischiati in orride vicende di peculato edilizio. E cominciare a costruire un futuro. Ce n’è la possibilità, ma bisogna abbandonare l’immaginario dell’orrore e pensare ad un immaginario che abbia a cuore la cura della terra, della propria terra.

Troppo disamore e disprezzo, troppe ruberie e ingordigia da avvoltoio sul cadavere, troppa antropologia del nascosto. Affermava qualche tempo fa un vecchio saggio: ribellarsi è giusto, ribellarsi è possibile…E’ venuto il momento, è venuto il momento che i criminali rendano conto di tutto questo, di questo mondo che non è più umano, di questo mondo dell’orrore e del post-umano.

Vincenzo Crosio

Un pensiero riguardo “Prostituzione e abusivismo, la “via del mare”: viaggio nel post-umano – Foto

  • 11 Agosto 2013 in 09:07
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    La descrizione è raccapricciante, al di là di ogni redenzione.

    Un rimedio per avviare una bonifica (ma ci vorranno decenni per vedere i risultati) è quello delle piantagioni di canapa e quindi delle biomasse:

    http://www.canapuglia.it/bonifica/

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