“Non posso mandare mio figlio a scuola”, il Comune dimentica le ragazze madri

figlio“Signora non si preoccupi che adesso provvediamo”, “I soldi non ci sono ma tra poco arrivano”, “La chiamo domani”.

Poi passa domani, arriva dopodomani e si contano ancora giorni e settimane, ma le tasche, quelle delle “ragazze madre”, restano cariche di spese e vuote di denaro. E’ questa la storia, triste e paradossale, di giovani mamme di Bacoli a cui viene ripetutamente negato il diritto alla sopravvivenza, alla dignità. Costrette ad umilianti e prostranti pressioni in Municipio per vedersi riconoscere pochi euro al mese. Meno di duemila euro in un anno solare.

Stato assente

Sono una ventina e la loro unica colpa, agli occhi di uno Stato, una Regione ed un Comune incapaci di tutelare anche le minime spese del welfare sociale, è quella di aver messo al mondo un bambino. Di essere sole, senza un partner o con un figlio non riconosciuto dal padre. Private di una spalla, di un pilastro familiare.

Di aver proseguito la gravidanza. Di aver deciso di sfidare difficoltà e pregiudizi di provincia, portando su un’unica schiena le fatiche solitamente sobbarcate sulle spalle di una coppia. Ma in terra flegrea la caparbietà al femminile, anziché essere rispettata, viene addirittura bistrattata, posta ai margini. Lasciata marcire nel dimenticatoio di una politica bugiarda. Sfacciatamente menefreghista quando c’è da tutelare i diritti di chi non va lasciato indietro.

Ad impressionare però, in un panorama tutto italiano, tutto meridionale, non è tanto la bugia in sè. Ma il fatto che si riesca ad essere assenti anche quando a gridare è chi non ha voce. Calpestando diritti sacrosanti, elargiti poi quasi a mò di piaceri.

Il caso di Bacoli

Questo il quadro, saturo di ombre, vissuto ogni sei mesi a Bacoli. A luglio e a dicembre di ogni anno quando il Comune, facendo leva su fondi regionali, ha il dovere di garantire a 24 ragazze madri somme tra gli 800 ed i 900 euro. Per una spesa complessiva, assolutamente irrisoria, pari a 27mila euro.

Piccole cifre, poste in prossimità di eventi festivi, solitamente utilizzati da chi soldi non ne ha, per garantire un estate ed un Natale dignitoso a bimbi appena nati, bambini di qualche anno, ragazzini a scuola tra le materne e le elemantari. Un aiuto che lo Stato dà, un sostegno che lo Stato, ripercorrendo l’esempio bacolese, ritarda e nega. Il Comune, che anticipa i bambino-zaino-in-spallasoldi prima di riceverli successivamente dalla Regione, non ha ancora versato il sostegno di luglio.

“Con quei soldi riesco a portare mio figlio al mare prepararlo per andare a scuola – commenta una di loro, tra le più attive in difesa del contributo – gli compro lo zaiono, il borsello, penne, matite, colori e quaderni. Ad inizio luglio attendevo quei soldi che ci spettano per diritto ma, arrivati oramai a Ferragosto, io e mio figlio non abbiamo visto ancora nulla. Così non posso mandare mio figlio a scuola. Stesso discorso vale anche per le altre ragazze madre. Siamo stanche di attendere, di essere prese in giro da chi dovrebbe amministrare per tutelare tutti i propri cittadini”.

Le responsabilità

Un appello fondato su ritardi presenti e passati. Negli anni scorsi le poche centinaia di euro sono state consegnate anche con tre mesi di ritardo. E solo dopo decine di solleciti, richiami, attese. Di mesi fatti di speranze e false promesse. Di sorrisi sornioni che calpestano non solo la pazienza di chi suda il doppio per tirare avanti la carretta, ma anche e soprattutto la dignità di mamme coraggiose.

Per un bilancio comunale di un paese in cui risiedono oltre 27mila persone, la spesa in programma per il contributo estivo è assolutamente irrisoria. Basterebbe programmare le finanze dell’ente, le entrate e le uscite. Basterebbe far pagare gli evasori, risparimare sugli sprechi, eliminare i privilegi. Basterebbe saper fare, con la fascia tricolore al petto, i leoni con i leoni, e non solo con le pecore. Basterebbe inveritre l’ordine delle priorità.

Basterebbe saper amministrare, nulla più.

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