“09.06.2013 – Habemus pistam”. Fusaro, il popolo ha scritto la storia

pista fusaroLungo quella meravigliosa striscia di terra battuta che dalla Casina Vanvitelliana porta sin verso il Parco della Quarantena, i cittadini hanno vinto. Sì, hanno vinto. Hanno combattuto per due settimane sfidando prima le gelide burrasche e poi il sole estivo. Restando in piedi di giorno e di notte. Al gelo e con l’afa.

E lo hanno fatto senza lamentarsi ma, è bene sottolinearlo, lavorando. Sì, operando instancabilmente da mattina a sera. Senza chiedere denaro e gloria. Ma affiancando l’inesperto ventenne, il volenteroso quarantenne, l’indomito sessantenne. Sostituendo il sudore alla chiacchiere da bar; pantaloni e magliette malandate ad abiti da gala o da cerimoniale di corte.

Esperienze di lotta oramai lasciate cadere indietro nel tempo, sono state riportate alla ribalta con forza e convizione. L’occupazione di uno spazio pubblico, la riapertura popolare, le nottate in macchina. E i cineforum in piazza, la musica tra gazebo bianchi, le cene popolari ripartite con opulenza tra chi, dopo il volontariato, trascorreva la sera godendo della partecipazione perduta. Chiacchierendo con l’amico perso negli anni della frenesia quotidiana, disperso per via dell’assenza di spazi pubblici.

Perchè è stata questa la chiave del successo: l’aggregazione.

Quella che unisce, pur non esponendo bandiere di parte. Quella che consolida in un sol gruppo, uomini e donne che sino a poche ore prima erano divisi dall’indifferenza e dalla diffidenza. Chiusi in se stessi, senza riuscir più a condividere momenti di gioia, di partecipazione attiva, di conquista. Di resistenza.

Qui al Fusaro, ha vinto il popolo. E lo ha fatto senza avere dalla propria il favore dei pronostici.

Difficilmente, quindici giorni fa, si sarebbero potuti trovare scommettitori pronti a puntare un euro sulla buona riuscita dell’iniziativa. Ben pochi avrebbero potuto anche solo immaginare, in metà mese, di riconsegnare un’incantevole pista ciclabile ai propri legittimi proprietari: i cittadini.

Nessuno poteva sospettarlo, ma la cittadinanza attiva ci è riuscita.

Partiti in pochi, e giunti alla meta in tanti. Tantissimi. Così tanti da riempire una piazza prima abbandonata al degrado. Lasciata marcire nell’abbandono, figlio della strafottenza di chi non sente proprio un bene comune.

peppe lubranoAppollaiati scomodi in macchine le prime notti, raggellati dalla pioggia e da temperature da far invidia al peggior autunno. Forse addirittura invernali. E poi splendendi e gioiosi col sole di stamane. Raggianti. Perchè hanno vissuto sulla propria pelle un’esperienza indimenticale; una lezione di vita. Quella che permette di agognare successi anche quando la spinta parte esclusivamente dal basso. Senza mediazioni, senza “cappelli”. Quelli di cui la gente è stufa, stanca, disgustata. Quelli che il popolo seppellisce con uno sguardo, annichilisce con una smorfia.

Oggi, al Fusaro, a tagliare il simbolico nastro di partenza è stato un bambino.

Sì, un figlio di questa terra. Qualche anno, non di più. Troppo piccolo per poter ricordare, in adolescenza, l’evento mattutino di cui è stata testimone la nonna. Troppo giovane per poter già pensare all’apatia della sua Bacoli, all’emigrazione dei suoi futuri amici, a quell’assenza di prospettive che affligge chi, oggi, confinato dinanzi al bivio delle scelte, fa fatica a non acquistare un biglietto d’aereo ed andare via. Lontano.

Inghilterra, America, Australia, Francia, Olanda, Spagna. O anche Italia, quella del Nord. Ovunque ma non qui, dove tutto arde. Dove, anzi, tra le cenere, resta ben poco da bruciare.

La lezione del Fusaro, di Bacoli, sia d’esempio per tutti. Dopo la resistenza popolare, chi ha il dovere di non far morire la speranza di chi resta, si adoperi per trasformare un rottame in un luogo di libertà, svago, benessere. E, soprattutto, di lavoro.

Il popolo, encomiabile sino alla commozione, ha ripreso in mano le chiavi di una parte del proprio territorio, strappandolo dalle tristi e voluttuose onde dell’oblio.

E c’è ancora altro da conquistare, da mettere a reddito: campi sportivi abbandonati, “Cinque Lenze”, “Parco della Quarantena”, cantieri impolveriti, siti archeologici chiusi e spiagge non più  libere, sono solo gli esempi di una lista interminabile.

A te che sei o stai andando via. E a voi che, fermi nell’apatia, vivete il paese senza stimoli, parcheggiati in attesa del treno della “clientela”. Nella speranza di diventar schiavi di uno dei pochi padroni che affogano, con bramosia, le nuove generazioni.

Restate e combattete. Restiamo e combattiamo.

2 pensieri riguardo ““09.06.2013 – Habemus pistam”. Fusaro, il popolo ha scritto la storia

  • 9 Giugno 2013 in 16:20
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    ma ora qualcuno ci garantisce un minimo di sicurezza?
    Non c’è bisogno di dire cosa potrebbe succedere con le cape di c***o che ci sono in giro. e la pista non è così visibile dalla strada, moooolto isolata e “infrascata”…

    Risposta
    • 13 Giugno 2013 in 15:57
      Permalink

      Bel successo…bravi a tutti…speriamo che il comune adesso dia almeno supporto per la manutenzione e, soprattutto, la sicurezza…

      Risposta

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