Michele, Il Sergente delle “Palazzine” Nato nella Terra della Sofferenza. Cappella Vecchia Lo Ricorda Con il Silenzio – FOTO

imageUna schiera di macchine, soldati in divisa e l’oscuro angolo dell’area povera della frazione di Cappella vecchia straziato dalle urla di chi via via prende consapevolezza di ciò che è successo: è il silenzio di chi da sempre è abituato a soffrire a segnare il cupo sabato sera del popolo delle “palazzine”.

Restano lì, affranti e con le lacrime agli occhi, i giovani amici di Michele, ragazzo solare e da sempre amante dell’Arma e della sua “Cappella”. Lì dove sino ad un mese lo incontravano per scherzare, bere un caffè o, spesso semplicemente per fargli compagnia, mentre scendeva di casa per correre lungo le strade che avevano segnato la sua giovinezza sino a portarlo alla maturità, ed alle numerose esperienze all’estero, in missione.

L’Arrivo dell’Esercito a Cappella

Sempre lì dove, poco dopo le 18, giungevano capitani e tenenti  dell’Esercito accompagnati da una pattuglia della Polizia Municipale di Bacoli.

image“Non è vero, non è possibile. Avete sbagliato”, urlava sofferente una familiare quando, affacciata dalla veranda, vedeva svoltare verso la propria abitazione le numerose autovetture con cui lo Stato solitamente si avvicina agli usci di casa dei parenti, per comunicare gli strazianti esiti di chi è caduto per ciò che i più definiscono “una missione di pace”.

Ma le grida non sono servite a fermare l’iter burocratico.

Spengono i motori, scendono dagli automezzi e con una delegazione di almeno dieci unità, accedono all’interno del portone bussando alla porta dei genitori che, dopo poche parole, sfogano la propria rabbia in urla di sconforto.

“Non ce lo meritavamo”, commenta sottovoce il padre.

Il Silenzio di Chi è Abituato a Soffrire

imageDi qui in poi la notizia si diffonde rapidamente di casa in casa, di portone in portone. E alla spicciolata arrivano i vicini di casa, i parenti, gli amici ed i conoscenti. Tristi ma silenti, perché la sofferenza in queste zone di povertà e degrado non è un eccezione, ma la regola.

Tanti palazzoni gialli e verdi con ugual grandezza racchiudono in uno spiazzale non troppo esteso, un centinaio di famiglie che tirano avanti alla giornata , sopravvivendo all’interno di case popolari da acquisire con piccole rate mensili. Sono le case dell’IACP: settanta metri quadri in cui si racchiudono i sacrifici di una vita. Quattro mura ed un tetto presenti nel cuore della periferia, tra cave abbandonate e progetti di risanamento e sviluppo mai completati.

Area povera di tutto da cui Michele, dopo aver sposato Nunzia, vicina di casa, aveva deciso momentaneamente di “emigrare” per spostarsi a Torregaveta, permettendo con i propri sacrifici di lasciare una casa alla propria famiglia. Ma nonostante tutto, ogni qual volta ne aveva la possibilità, tornava nel suo piccolo borgo artificiale, dove ritrovava gli amici di sempre.

Il Commento degli Amici

image “Aveva l’Esercito nel sangue – afferma un ragazzo, infastidito dai flash di quelle “tv”da sempre vissute come realtà lontane e distanti – ogni volta che poteva andava in missione. Con lui giocavo, mi sentivo a mio agio perché da queste parti siamo un’unica comunità. Tanti fratelli che convivono i dispiaceri della povertà, ma anche i piaceri della compagnia. Non perdeva mai occasione per una battuta, un sorriso”.

Ma, a ricordarlo, c’è anche chi vivendo alle “palazzine” aveva deciso come lui di scegliere l’Esercito. Perché a vestire gli abiti del soldato, in questi sobborghi meridionali di periferia, spesso ti spinge anche la necessità ed il bisogno di uno stipendio a fine mese.

“L’Esercito è una scelta di vita. Io – spiega Antonio, suo coetaneo – ho già preso parte a dodici missioni. Ad Herat, dove lui è purtroppo caduto, ci sono stato già due volte. Ad ottobre sarei ritornato proprio per dargli il cambio. Adesso molti mi chiedono di non partire più, ma non seguirò questo consiglio. Chi veste la divisa e parte, sa anche che potrebbe non tornare. E’ un rischio, figlio di una scelta”.

O forse, di una necessità.

Josi Gerardo Della Ragione
Redazione Freebacoli
freebacoli@live.it

29 pensieri riguardo “Michele, Il Sergente delle “Palazzine” Nato nella Terra della Sofferenza. Cappella Vecchia Lo Ricorda Con il Silenzio – FOTO

  • 25 Marzo 2012 in 11:59
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    si di cappella e no di monte di procida cappella dove la gente soffre

    Risposta
  • 25 Marzo 2012 in 14:27
    Permalink

    caro josi sono un abitante delle palazzine” degradate”delle quali
    parli nel tuo articolo.:forse le hai scambiate per le vele di scampia ma qua non c’è solo sofferenza ma tante persone perbene che vivono dignitosamente e gioiscono e soffrono cosi come i vicini
    compaesani di bacoli e monte di procida. il degrado di cui parli
    e’da imputare solo al marcio delle amministrazioni locali…..

    Risposta
  • 25 Marzo 2012 in 15:21
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    cappella non e’ il bronx e michele ne e’ la prova non ci piangiamo addosso,c’e’tanta gente che anche fra tanti ostacoli alza la testa e ce la fa a condurre una vita decorosa michele ne e’ degno rappresentante

    Risposta
  • 25 Marzo 2012 in 15:33
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    questo articolo e’ un offesa a noi cittadini di cappella ..noi sig. bacolese nn viviamo nel degrado e nella poverta’…la scelta di michele e’ una scelta da tenere come esempio…piuttosto la poverta’ e’ radicata nel cervello di chi si piange addosso e nn fa’ nulla per migliorare ..r.i.p. Michele

    Risposta
  • 25 Marzo 2012 in 16:41
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    Margherita Russolillo
    che peccato, un altro giovane che ci lascia.

    Risposta
  • 25 Marzo 2012 in 16:45
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    Giuseppe Looz
    ONORE AD UN GRANDE UOMO UN GRANDE AMICONE UN CITTADINO DI QUESTA INFAME NAZIONE CHE NON TI MERITAVA FRATELLONE CARO. CIAO MICHELONE IL GIGANTE BUONO DI CAPPELLA DAL TUO AMICONE PEPPONE

    Risposta
    • 26 Marzo 2012 in 00:42
      Permalink

      Peppone hai proprio ragione. Abbiamo perso un’altro fratellone. Io sono Checco nato e cresciuto a cappella. Io e mio fratello camillo siamo cresciuti con lui. Adesso vivo negli USA. Mi sento Un vuoto pazzesco. Mandolin codoglianze a tutta la sua famiglia. Addio Michele.

      Risposta
  • 25 Marzo 2012 in 16:49
    Permalink

    josi sei riuscito a mostrare con cruda realtà il modo in cui siamo costretti a vivere
    grazie

    un abitante delle palazzine

    Ciao Michele, resterai un eroe

    Risposta
  • 25 Marzo 2012 in 16:56
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    E’ mai possibile? Dovete portare sempre le cose verso la politica? Vergognatevi…………………
    Onore a Michele e a tutti gli abitanti delle palazzine, di Bacoli e Monte di Procida.

    Risposta
  • 25 Marzo 2012 in 17:14
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    CIAMO MICHELE MI MANCHERAI MOLTO
    NON MI VA DI COMMENTARE ALTRO
    CIAO

    Risposta
  • 25 Marzo 2012 in 17:19
    Permalink

    caro josi hai omesso di dire che in questi’sobborghi meridionali’
    c’e’tanta solidarieta’tra gli abitanti di quanto ce ne sia negli stessi’ sobborghi’settentrionali dove i vicini non si conoscono neanche . basta piangersi addosso si puo’ migliorare.
    ciao michele sei uno di noi

    Risposta
  • 25 Marzo 2012 in 17:19
    Permalink

    Mi hai fatto commuovere, ho trovato questa una descrizione così vera, così brutale di una realtà a tratti dimenticata da non saper aggiungere altre parole.
    Ciao Michele

    Risposta
  • 25 Marzo 2012 in 17:21
    Permalink

    Lubrano Lobianco Nicola
    Il nostro paese ha perso un altro figlio …. un paese tanto amabile quanto duro … duro perchè alla fine non offre un granchè x poterci vivere degnamente e quindi ognuno cerca di aggrapparsi ad un qualcosa x poter vivere dignitosamente …. molti dicono che Michele amava il suo lavoro , ma io penso che se avesse avuto la possibilità di sceglierselo di sicuro non si sarebbe allontanato dalla moglie e figli …. Un ragazzo semplice , perbene , educato e rispettoso … tutti noi lo piangiamo …. spero solo che le amministrazioni locali prendano atto di questa tragedia e facciano qualcosa x questi ragazzi offrendo loro opportunità di lavoro e farli realizzare nel proprio paese …. Ciao Michele caro …. non ti dimenticheremo ….

    Risposta
  • 25 Marzo 2012 in 17:28
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    La realtà tremenda che viviamo in questi luoghi è sotto gli occhi di tutti. Nessuno si allontanerebbe dalla famiglia e metterebbe a rischio la sua vita se nn fosse in qualche modo costretto a farlo per mancanza di una vera alternativa.
    ma queste sono parole, in realtà resta il dolore.
    Ciao Michele

    Risposta
  • 25 Marzo 2012 in 17:32
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    penso che in questi casi di parole se ne dicano sempre troppe più del dovuto, forse per provare a riempire in qualche modo ciò che con niente può essere riempito, o peggio per mostrare un’indignazione finta e fuori luogo.
    Sbaglio comprensibile e scusabile nel primo caso, assolutamente vergognoso e intollerabile nel secondo. Vergogna anche a chi ha solo pensato, per non parlare di chi poi ha scritto, che si possa usare quest argomento per cercare una critica politica o altro. Negli stadi, dove forse è presente la maggiore concentrazione possibile di persone che hanno il minimo grado di sensibilità e sentire sociale, si capisce che si deve fare un minuto di silenzio, al massimo onorato da applausi…a Bacoli no!

    Domenico Mazzella

    Risposta
  • 25 Marzo 2012 in 17:37
    Permalink

    Giusy Piscopo
    grande dolore!!!!…

    Risposta
  • 25 Marzo 2012 in 17:37
    Permalink

    Roberto Della Ragione
    CIAO MICHELE ………..

    Risposta
  • 25 Marzo 2012 in 17:37
    Permalink

    Puteolano Doc
    Dovrebbero essere delle missioni di pace ma molte volte purtroppo finiscono per non esserlo. Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida sono tutte accomunate da un unico dolore, la perdita, dopo dieci anni, di un altro ragazzo flegreo, in luoghi in cui erano andati a portare pace e non guerra!!!

    Risposta
  • 25 Marzo 2012 in 18:15
    Permalink

    Erli Anzalone
    solo il silenzio può esprimere quanto accaduto…

    Risposta
  • 25 Marzo 2012 in 19:17
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    non esiste ‘chi e’ abituato a soffrire nella vita tutti soffriamo
    e gioiamo ricchi e poveri forse volevi dire che noi siamo abituati
    a veder calpestati i nostri diritti…be’ ma il discorso sarebbe
    lungo e a volte le colpe sono anche nostre che guardiamo solo al
    nostro orticello

    Risposta
  • 25 Marzo 2012 in 19:44
    Permalink

    quell’eroe che sognava di fare il portiere.
    pubblicata da Vincenzo Dottorini il giorno domenica 25 marzo 2012 alle ore 13.20 ·

    ci sono mattine che ti sembrano la copia di tanti altri risvegli: ti alzi, prendi il caffè, vai in bagno e dopo aver visto che è una bella giornata, decidi di andare al parco a prendere un po’ di sana aria primaverile.

    allora prendi un secondo caffè, porti una sigaretta alla bocca e vai alla prima edicola per prendere il giornale.

    ed è li che ti accorgi che non è una giornata come le altre…

    in prima pagina c’è una foto che ti appare familiare. è un ragazzo che sei sicuro di aver già visto prima. non è un tuo amico, vi siete solo incrociati da bambini nella sola scuola calcio di un paesino che conta 30.000 abitanti. è un tuo compaesano, nient’altro e il quotidiano ti dice che è morto, nient’altro. il resto sono chiacchiere. inutili parole che cercano disperatamente di giustificare un’assurdità autorizzata dello stato italiano.

    ieri lo chiamavano soldato, sergente per i suoi colleghi, adesso lo chiamano “eroe” e mi chiedo se una vita è un prezzo adeguato per essere marchiato con un’onorificenza tanto ipocrita.

    non posso dire di essere stato amico di michele, ma la sua tragedia mi ha affollato una serie di ricordi e di pensieri che mai avrei pensato…

    ricordo che da bambini lui era un grande portiere, io una pippa di jolly (mi mettevano in qualsiasi ruolo nel disperato tentativo di trovarmelo un ruolo). poi le strade si sono inevitabilmente separate e il secondo ricordo risale a una decina di anni dopo, al supermercato dove lui lavorava. gli chiesi dove potevo trovare qualcosa, lui era chino a sistemare qualche scaffale. quando si girò strinse gli occhi per mettermi a fuoco e lo stesso feci io: ci riconoscemmo entrambi anche se nessuno dei due si ricordava il nome dell’altro. non mi disse ciò che volevo sapere, ma “ciao!”. scambiammo un paio di chiacchiere, null’altro.

    non ho più avuto sue notizie, né le ho cercate, né tanto meno potevano interessarmi. credo fosse reciproco, ma chissà se non abbia visto anche me e tante altre futilità davanti ai suoi occhi durante l’ultimo attimo della sua vita.

    perché a me questa morte ha fatto pensare a molte, troppe cose: la scuola calcio e la spensieratezza di quando si è piccoli, la disillusione e la forza che serve per affrontarla quando diventi grande, i litigi e gli sfottò con un ragazzo reo solo di avere i capelli rossi, la scelta obbligata di rischiare (e in questo caso, purtroppo, pagare) un caro prezzo per poter portare a casa qualche spicciolo, il sogno di diventare portiere di calcio, la cruda realtà di un paesino in provincia di napoli e il servizio militare come una delle poche alternative a gomorra… una famiglia intera che non ha più il suo eroe e una squadra di amici che non ha più un portiere.

    ciao michele, che almeno la terra ti sia lieve.

    http://www.youtube.com/watch?v=V4dvw_tSsVQ

    Risposta
  • 25 Marzo 2012 in 19:52
    Permalink

    ben venga chi come michele si guarda intorno e cerca di dare una svolta e un senso alla propria vita e non come tanti bacolesi della piu ” civile’bacoli che non hanno voglia di lavorare e vivono di espedienti tutta una vita

    Risposta
  • 25 Marzo 2012 in 21:21
    Permalink

    non abito a cappella ma conosco molto bene quella zona, sono d’accordo su ciò che qualcuno ha scritto prima di me.
    E’ vero che è una “piccola” periferia ma forse proprio questa la rende “grande” grande solidarietà grande affetto grande vicinanza a tutti coloro che soffrono per questa assurda perdita

    Risposta
  • 26 Marzo 2012 in 10:02
    Permalink

    questa perdita colpisce chiunque anche chi nn conosceva Michele…sicuramente era una persona fantastica x tutti proprio perchè aveva fatto questa scelta di vita pur sapendo i pericoli che correva in ogni missione che faceva ma l’ha fatto proprio x salvare la sua patria senza rendersi conto che nessuno avrebbe salvato lui da questo destino crudele.

    Risposta
  • 26 Marzo 2012 in 13:53
    Permalink

    anche se non ho avuto il modo di conoscerti sei stato un eroe. ciao michelle

    Risposta
  • 26 Marzo 2012 in 17:07
    Permalink

    In questo momento credo che sia meglio parlare di Michele e non del posto in cui viveva ( penso che la descrizione del luogo sia un pò esagerata.)
    P.S. è una periferia di paese no scampia

    Risposta

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