L’Emergenza Che Non Muore Mai, “Autorità Incapaci di Gestire i Rifiuti”: Corte Europa Condanna l’Italia

image Per non dimenticare. Questo potrebbe essere il significato ultimo della sentenza con la quale i giudici della Corte europea dei diritti dell’uomo hanno condannato l’Italia. Una sentenza che potrebbe sembrare “strana”, c’è una condanna ma non ci sono condannati che finiscono in prigione né risarcimenti  per le vittime né altro. Una sentenza però che può servire all’opinione pubblica per riflettere su quella che è stata l’emergenza infinita che ha riguardato la gestione del ciclo dei rifiuti in Campania e comprendere chi siano i colpevoli di tale sciagura.

–          I motivi dei cittadini

Il caso “di Sarno contro l’Italia” parte con il ricorso alla Corte europea p da parte di 18 cittadini residenti in provincia di Napoli (principalmente nel comune di Somma Vesuviana) che lamentano alla Corte la violazione degli articoli 8 e 13 della Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali. (CEDU)

In particolare i cittadini lamentavano che “non avendo adottato le misure necessarie per garantire il funzionamento della raccolta dei rifiuti pubblico e l’applicazione di inadeguate politiche amministrative e legislative, lo Stato ha gravemente colpito l’ambiente nella loro regione e messo in pericolo la loro vita e la salute così come quelli della popolazione generale. Le autorità pubbliche hanno anche omesso di informare le parti interessate dei rischi legati alla residenza in una zona inquinata.”

“I ricorrenti hanno sostenuto che le autorità italiane non hanno preso alcuna iniziativa per salvaguardare i diritti dei contendenti e criticare la giustizia per il notevole ritardo nel perseguire i responsabili incaricati di “gestire” i rifiuti.”

–          La ricostruzione dell’emergenza

Gran parte delle 22 pagine della sentenza sono dedicate ad un’accurata analisi di tutto l’evolversi dell’emergenza rifiuti in Campania. Si parte nel lontano 11 febbraio 1993 quando viene dichiarato lo stato d’emergenza(che durerà fino al dicembre 2009), la Corte passa poi ad analizzare l’operato dei vari commissari che si sono succeduti in  questi 15 anni e delle tante società coinvolte nella mancata costruzione dei CDR prima e dei termovalorizzatori poi (su tutti il consorzio ISF SpA, di cui facevano parte numerose società tra cui l’ormai nota Impregilo) mettendo di volta in volta in risalto come le tante gare o andavano deserte oppure le società vincitrici non onoravano i contratti firmati.

imageDall’analisi fatta risultano anche le inchieste aperte dai magistrati napoletani, le quali però non hanno mai portato a risultati concreti,come quella  del 2007 nei confronti dei vertici di alcune società coinvolte nel ciclo rifiuti o la ormai celebre inchiesta “Rompiballe”  del 2008.

Nell’analizzare la vicenda la Corte non poteva dimenticare certamente le tante procedure di infrazione aperte dalla Commissione europea in questi anni e tanti studi effettuati sulla Campania per verificare l’incidenza di tumori e malattie provocate dalla giacenza in strada dei rifiuti e dallo smaltimento illecito degli stessi.

–          Il verdetto: “incapacità prolungata delle autorità italiane”

Per la Corte’Italia ha violato gli articoli 8 e 13 della CEDU.

Secondo la Corte è stato violato l’art 8 della Convenzione (“Diritto al rispetto della vita privata e familiare”) perché “un grave inquinamento ambientale può influire sul benessere e impedire ai cittadini di godersi le loro case in modo da incidere sulla loro vita privata e familiare . Si ricorda inoltre che l’articolo 8 non si limita a costringere lo Stato ad astenersi da interferenze arbitrarie: questa impresa soprattutto negativi possono essere obblighi positivi inerenti ad un effettivo rispetto della vita privata.” 

Non vale nemmeno l’eccezione proposta dalla difesa da parte del governo italiano il quale si giustifica richiamandosi a una “situazione di forza maggiore”. A questo proposito, la Corte rileva semplicemente che, “forza maggiore” si compone di “(…) (…) una forza irresistibile o un evento imprevisto al di là del controllo dello Stato che rende materialmente impossibile nelle circostanze di eseguire [un] obbligo [Internazionale ].”  Secondo la Corte, “è chiaro che l’incapacità prolungata delle autorità italiane per garantire il buon funzionamento del servizio di raccolta, trattamento e smaltimento violato il diritto dei ricorrenti ‘al rispetto della vita privata e la casa, in violazione dell’articolo 8 della Convenzione nel suo aspetto sostanziale”

imageQuanto all’articolo 13 della Convenzione ( che sancisce il “Diritto a un ricorso effettivo”) la condanna della Corte è esplicitamente un atto di sfiducia verso il sistema giudiziario italiano,incapace in questi anni di tutelare e soddisfare i cittadini.

–          Per non dimenticare

Una sentenza dunque che non consegna alla giustizia i responsabili del dramma che si è perpetrato in Campania in questi anni né tantomeno serve a risarcire i cittadini per i danni subiti.

Tuttavia a una cosa la pronuncia della Corte può servire e cioè a far comprendere ai cittadini che i responsabili, anche se non individuati dalla giustizia, in realtà ci sono e sono a loro ben noti. Anche se per la giustizia non ci sono colpevoli ,dietro alla locuzione “le autorità italiane” con cui la Corte si riferisce ai responsabili di tale disastro, i cittadini possono facilmente ricostruire nomi e volti di quanti hanno portato alla rovina questa terra.

Resta solo da chiedersi come sia stato possibile che questa “incapacità prolungata delle autorità italiane” si sia “prolungata” per ben 15 anni e che si prolunghi ancora oggi.

Marco Di Meo
Redazione Freebacoli
freebacoli@live.it

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