Bambine rom annegate a Torregaveta: A breve partirà il processo

Prima la diatriba tra consiglieri, poi le delucidazioni sulle prossime sentenze di natura civile. In seguito alle veementi discussioni tenutesi durante l’ultimo Consiglio comunale di Monte di Procida è tornata in auge una drammatica tragedia che comportò l’annegamento di due bambine rom, decedute a causa dell’intenso moto ondoso che caratterizza il litorale di Torregaveta. Un decesso al quale è seguito un atto di citazione verso i Comuni limitrofi di Bacoli e Monte di Procida redatto dall’avvocato Giacomo Perreca, difensore giuridico degli eredi delle giovani vittime. “L’Ufficio Circondariale Marittimo di Pozzuoli, ha disciplinato le attività balneari prevedendo che la zona di mare per una distanza di 200 metri dalle spiagge è prioritariamente destinata alla balneazione e che tale limite dovrà essere segnalato dai concessionari di strutture balneari o dai Comuni costieri. Gli stessi, in assenza di appositi gavitelli rossi, dovranno quantomeno – continua lo stesso avvocato nella sua nota – provvedere ad apporre un’adeguata segnaletica ben visibile dall’utenza. Inoltre si ha l’obbligo di segnalare il limite entro il quale, le persone non esperte al nuoto, possono effettuare la balneazione. Ciò detto vi è da constatare che i Comuni di Bacoli e Monte di Procida hanno reiteratamente ignorato e disatteso le predette prescrizioni ministeriali, non solo non segnalando il limite delle acque sicure mediante gavitelli, ma addirittura omettendo di apporre in loco un’ insegna che indicasse la pericolosità delle acque. Una cartellonistica assente almeno sino a due giorni dopo il decesso”. Una serie di violazioni che ha comportato la citazione in sede civile dei due Comuni costieri innanzi alla sezione distaccata di Pozzuoli del Tribunale di Napoli, per un’udienza che si terrà il prossimo 13 Gennaio, “utile ad individuare le possibili responsabilità ed i conseguenti risarcimenti pecuniari, agli eredi delle vittime, per tutti i danni patiti”. Una tragedia estiva capitata nella tarda mattinata del 19 luglio 2008 e che coinvolse le giovani Cristina e Violetta Djordjevic. Un’evitabile fatalità avvenuta presso l’arenile posto nelle vicinanze del capolinea della linea ferroviaria della Cumana. Una spiaggia libera, per metà bacolese e per metà montese, alla quale accedettero le 2 bimbe, in compagnia un paio di amiche, per godere del mare ivi stante. Ma in brevissimo tempo le stesse minorenni rom furono trascinate, a largo della costa, dalle forti correnti marine e dalla presenza di mulinelli che le risucchiarono inevitabilmente a fondo, sino a restituirle in superficie, ormai esamini. Una duplice morte che fa da corollario alla decina di decessi verificatesi negli ultimi quindici anni presso questa costa da sempre riconosciuta come un luogo ricco di insidie e di mareggiate pericolose.Per anni le amministrazioni locali, nonostante siano ben consce dell’estrema pericolosità del litorale di Torregaveta, hanno lasciato la spiaggia in una situazione di totale insicurezza e d’abbandono. Ci dovevamo dimettere tutti – urlava il consigliere Pugliese durante l’ultimo Consiglio comunale – poiché furono violate le norme sulla sicurezza. E’ una vergogna immane. Nessun avvocato potrà evitare al Comune di pagare un’ingente somma di risarcimento in sede civile”. Durissime accuse alle quali dai banchi di un sicuro centro-destra rispondeva Lubrano lo Bianco: “Il Comune non ha colpe. Non ci diciamo sciocchezze. Le bambine erano straniere ed in ogni caso non conoscevano l’italiano”.

Josi Gerardo Della Ragione
Cronache di Napoli (13/10/2009)

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